sabato 26 dicembre 2009

Ancora due Perle...indicibilmente Belle...





Commosso, ricevo questo dono d'una Carissima Amica...

Celtic Woman - Silent Night

Buon Natale


Ti auguro una pioggia di lettere

e di bigliettini d'auguri, risate e baci

al gusto di caramella.

Ti auguro calore e riparo, cibo e acqua,

pace dello spirito, libertà, amicizia, amore.

Buon Natale!

Anonimo)

Auguri di Natale

venerdì 25 dicembre 2009

Una Favola Sanscrita


Il Creatore del Mondo dopo fatto l' uomo...
prende il cerchio luminoso della luna,
le curve del serpente,
lo spledore del verde di foglia fresca,
il lutto delle nuvole,
la selvagita' della tigre,
il ballo delle fiamme,
la crudelta' della neve,
il canto del uccello
ed ha fatto la donna...
e l'ha portata all' uomo...
dopo 3 giorni pero'... l'uomola riporto' al Creatore dicendo:
Questa donna che mi hai regalato
parla in continuazione,
non mi lascia mai solo!
piange spesso... e si lamenta...
vuole tutto il mio tempo!!!
Cosi il creatore l'allontano' da lui. Ma... dopo 3 giorni l'uomo... è ritornato...
chiedendo di riprendere la sua donna...dicendo:
La mia donna sapeva cantare...
ballava divinamente...
si attacava al mio corpo quando aveva paura!
rideva come una musica e la sua bellezza...non.... la posso scordare.
Il Creatore ha permesso che la prendesse indietro...Quando dopo di 3 giorni... la riporto'
piangendo che non se la fa piu' a stare con lei...
Dio gli ha risposto:
Ma, tu figlio mio, non puoi ancora stare con lei.
ma nemmeno...esistere senza di lei.
Attento...pensaci bene...
e cerca di trovare il miglior dei modi per Esistere... figlio mio!!!
(tradotto dal greco, dal libro : "Il canto della Dea EVA" di M.D.Mascetti da Lunapiena)

giovedì 24 dicembre 2009

Augurio


Ieri volevo rubarti il cuore.
Oggi, ove esistesse un demone o un dio,
chiederei in dono rubarti solo dolore,

e per tutto l’anno a venire.
Onde sublimare pace, armonia e benessere,

al tuo spirito inquieto.

domenica 20 dicembre 2009

...

Per vivere soli si deve essere una bestia o un dio − dice Aristotele.
Manca il terzo caso:
si deve essere l'una e l'altra cosa − filosofo.
Friedrich Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli, 1888
La capacità di giudizio personale matura nella solitudine con la riflessione,
il dubbio e richiede di saper guardare il mondo con curiosità,
con stupore, con ingenuità, con cuore puro.
Tutte cose che, di solito, non sappiamo fare.
(F. Alberoni, Corriere della Sera, 12 marzo 2007)

...

I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero.
La memoria, nell'affievolirsi, li allenta;
e, nonostante l'illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale,
per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri,
noi viviamo soli.
L'uomo è l'essere che non può uscire da sé,
che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce.
(M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto)

Solitudine...

Tutti coloro che prendono seriamente se stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto.
La nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti esteriori della vita,
che poco ci rendiamo conto di questo bisogno,
eppure la possibilità che offre, per una completa realizzazione individuale,
sono state messe in rilievo dalle filosofie e dalle religioni di tutti i tempi.
Il desiderio di una solitudine significativa non è in alcun modo nevrotico;
al contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge dalle proprie profondità interiori, ed anzi, l'incapacità di una solitudine costruttiva è per se stessa un segno di nevrosi.
Il desiderio di star soli è un sintomo di distacco nevrotico soltanto quando l'associarsi alla gente richiede uno sforzo insopportabile, per evitare il quale la solitudine diviene l'unico mezzo valido.
(K. Horney, I nostri conflitti interni)

martedì 8 dicembre 2009

...e parlava


… e parlava,
un’ora e oltre,
in quel modo tutto suo,
estremamente enfatico,
sfiziosamente gestuale,
di contralto sì assente dall'interlocutore…
Sola con se stessa.
Solo io stesso.

domenica 6 dicembre 2009

Spreco...

Ho vissuto tutti questi anni,
in una spaventosa solitudine morale
e nell'indifferenza di chi per cui
mi battevo e dibattevo
nella quotidiana difficoltà di vita.
Resta una sola cosa da fare...
inutile, quanto doverosa:
guardarmi in uno specchio... e sputarvi dentro.
Spreco immane, senza rispetto alcuno, per dieci anni di vita.

martedì 10 novembre 2009

La vera storia dell'Amore

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domenica 6 settembre 2009

Solitudine e felicità

La felicità nasce dalla solitudine
come un fiore dalla terra.
Le relazioni con gli altri
sono la pioggia che nutre la terra.
Cercare la felicità
evitando la solitudine
è come innaffiare la nuda roccia
sperando che vi nascano i fiori.

(tratto da www.solitudine.org)

Solitudine e amore

Solitudine e amore sono
reciprocamente dipendenti.
Nell'amore la solitudine diventa libertà
e dalla solitudine
l'amore trae vigore e profondità.

(da www.solitudine.org)

Sono solo illusioni

C'è un uomo che vive solo in una casa spoglia,
senza televisore, senza quadri alle pareti, coi muri bianchi un po' scrostati,
con le lampadine che penzolano nude dal soffitto.
Non ha l'automobile, ma ha tre biciclette.
Ha pochi amici, di quelli sinceri. Gli dicono che vive da asceta. Ma non è affatto un asceta.
Quest'uomo sogna che un profumo dolce abiti le sue stanze.

Quest'uomo, quando i suoi occhi fugacemente incontrano
l'eterea levità di un viso di giovane donna, prova dolore.
E allora ripete a se stesso: "la sua bellezza è dentro di te".
Il dolore si stempera, ma resta quel senso di mancanza che, a volte,
s'impregna di un vago livore verso madre natura,
colpevole di donare ad alcuni copiosamente ciò che ad altri nega senza un perché.
In auto con amici verso il mare, la radio ripete canzoni datate.
Un'amica sospira: "la canzone del mio primo bacio!"
E lui sorride, pensando:
"e se ora chiedessero a te: la canzone del tuo primo bacio, qual è?
Ti salverebbe la tua autoironia: attendo che ne venga composta una degna di tale ruolo".
Ma lui lo sa che madre natura non ha alcuna colpa.
E sa anche che la felicità non dipende da quel dolce profumo,
né dal viso di donna che un giorno potrebbe donare anche a lui - proprio a lui - la sua luce.
E neanche, di questo ne è certo, da quella canzone che un musicista,
pietoso ed ignaro, potrebbe un giorno comporre.
Sono solo illusioni...

(Scritto da Davjdek - http://www.solitudine.org/)

martedì 1 settembre 2009

E un giorno capirai...

E un giorno,
poco importa quando,
capirai,
quanto grande e profondo era il mio Amore.

E un giorno,
poco importa quando,
capirai,
le ragioni vere, intime e profonde, del mio sfortunato Amore.

E un giorno,
poco importa quando,
capirai le ragioni vere, quelle tue, tutte quante,
di ostinata, continuata e crudele fonte, per dieci anni, delle mie sofferenze.

E un giorno,
poco importa quando,
capirai,
tutto quanto... oh sì, capirai... semplicemente... capirai tutto quanto.

E un giorno,
poco importa quando,
sarai tu a cercarmi,
per porgere le scuse, alla mia anima oggi vinta, ma con te sempre pulita.

(possa, da oggi a sempre, arriderti fortuna e prosperità... possa la tua ricerca continua colmare quell'animo inquieto che forse non ho saputo cogliere o avvicinare)

lunedì 1 giugno 2009

Gabbiani


"Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace.

Io son come loro in perpetuo volo.

La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.

E come forse anch'essi amo la quiete, la gran quiete marina,

ma il mio destino è vivere balenando in burrasca."



Gabbiani - Vincenzo Cardarelli

domenica 31 maggio 2009

Era tuo diritto svegliarmi...ma perchè stuprarmi nel Sogno?


Mi resta solo un senso, come di… spreco. Sentimenti, speranze, illusioni. In una parola: i miei Sogni.
Avevi tutto il diritto svegliarmi, ove il mio sogno era così lontano dal tuo.
Nessuna scelta si pretende definitiva. Tantomeno ti chiedevo “subirmi”. Mi sarei vergognato.
“Disumano” è stato scaricare il tuo errore su di me. Per intero.
Credi avermi lasciato, come hai sempre fatto con gli uomini della tua vita.
Non credo sia così, se guardi bene… E non me ne faccio vanto. Era … difficile, difficile… lasciarti.

Sono stato accusato di immobilismo, da te, mio fratello… persino.
Una attività chiusa, poi un lavoro umile, poi un tentativo andato a male, poi un altro…
poi l’ingresso in un settore nuovo… ove ho fatto l’impiegato, il manager, l’imprenditore …
poi un matrimonio…sui generis, all’estero, tra l’altro… con una intera “famiglia”…
poi altra società…
poi ancora… di nuovo a ricominciare…
poi nel frattempo e bel mentre la fine d'un matrimonio.

E tutto negli ultimi dieci anni.
E quasi tutto con il sostegno morale inesistente, di una donna, compagna, moglie.
Sempre troppo occupata, indaffarata, con misteriosi e a me ignoti “amici”…

Se avessi il benché minimo rimorso per la fine di questa relazione,
ove provassi il minimo senso di colpa o di leggerezza, oggi mi toglierei la vita, per il rimpianto. Impazzirei.
Non mi porrei problema alcuno, umilmente, nel chiederti e richiederti il perdono. In ginocchio.
Non sarei così stolto da rinunciare, senza combattere, al Sogno d’una vita.
Mi sei entrata dentro, oltre ogni tua immaginazione. Ho creduto sin essere malato: dipendenza affettiva, la chiamano.
Non è così… e di questo son oggi certo. Perché ho avuto la forza di mettere la parola Fine.

Non rimprovero la parte di te che mi ha catturato, segnandomi a vita.
L’incredibile univocità che ti caratterizza e che mai ho intravisto in alcuna.
Quello è il tuo essere. E l’innamorarmi, ove non dovevo, è stato un problema solo mio.
Capire che ero poco per te, sotto molti, o tutti gli aspetti, è stato il mio sbaglio. Il più grande della vita.
Ma potevi, e forse con miglior risultato per tutti, alfine, risparmiarmi i nove decimi delle sofferenze che m’hai inferto.
La totale insensibilità, in una persona che di contralto per tutto ciò che compete la sfera del “suo”,
è emblematicamente una foglia al vento,

è paradossalmente il motivo mio d'amore forse principe, che purtroppo non riesce a morire...
è il motivo ultimo che mi ha reso non solo impossibile la convivenza,
ma mi lascia spezzato dentro, piagandomi l’animo in un inguaribile grumo di sangue e materia putrescente.
Perché…? Perché ero fondamentalmente credulo che la tua continua esternazione di sensibilità
ove ti riguardava, l’avresti, sebbene in misura ridotta, rapportata anche a me stesso…
Sciocco, stupido e illuso, ho creduto nei valori, il rispetto anche per il dolore altrui,
dell’altro come lo si ha di se stesso… ridine pure … in cuor tuo, ma almeno da domani non ti sento...!

Ogni ferita, ancora aperta, reiteratamente l’irroravi con olio bollente.
Scuoiandomi l’animo. SEMPRE insensibile alla mia pur evidente e manifesta agonia.
Ego cieco, inutile… per fare, o arrivare, a cosa...?
Io non ho mai preteso cambiarti... non si estrapola dall'uno solo il buono e il bello.
Ma la dignità, la mia dignità di persona, quella no... non è in vendita, neppure per l'Amore della Vita,
quel treno che una volta perso, non tornerà mai più.

Quale senso avrebbe avuto scagliarmi con poche e mirate “azioni” contro chi era un tutt’uno con la mia stessa anima?
Mi son limitato a difendermi, in ritardo, di malavoglia e a malapena. E neppure questo hai capito…

Non pretendevo il mio cuore uscisse indenne da questa storia.
Era tuo diritto rinnegarmi, come tua scelta, “accettazione” , tanti anni fa errata…
Se pur vero che il cammino della vita e la coincidenza… ma sì anche la mia caparbia testa dura,
ti ha portato al mio stesso incrocio, sopra il delicato tappeto del mio pulito e profondo sentimento,
intessuto nella trama del mio Sogno più ardito, dal primo istante che ho intravisto il tuo ovale.
Tu eri ben cosciente e consapevole di tutto questo,
e per questo, ancor oggi, forse inutilmente ossessivo,
mi chiedo e richiedo perchè non lenire almeno tanta sofferenza...?
Eppure era già un bel pò neppure speravo, tantomeo osavo chiederti, almeno provare, a volare insieme...
Eppure bastava sì poco. Bastava camminare piano... sui miei Sogni. Magari in punta di piedi.

Chi prova in modo sì intenso il sentimento è naturale trovi sofferenza nell’Amore.
C’è però differenza, e tanta, tra l’involontarie punture di spillo,
e i chiodi acuminati conficcati per tanti anni, a viva forza…
pari gli zingari, col tuo Cristo in croce.
Scientemente e coscientemente cieca e sorda, al mio genuflesso, e muto, implorante mirarti.

Ma io non sono il Cristo di cui voi credenti narrate.
La sua, posto sia accaduta, è stata una sofferenza “scelta”…
e la mia blasfemia aggiunge, durata tre soli giorni, e sebbene atroce, comunque poi lui è risorto.
Il mio strazio è durato tre...mila giorni.
E io non sono purtroppo Gesù Cristo, tantomeno l’Araba Fenice.
E la mia vita non sarà mai più la stessa di prima.
Parte di me, forse la più bella, è morta per sempre.
Un evitabile, lunghissimo stupro morale... ero un Bambino nelle tue mani, quelle piccole mani che adoravo.
E forse tuttora in parte lo sono, se proprio non riesco a comprendere perchè l'hai fatto,
soprattutto quale senso aveva farlo, visti i risultati, per noi tutti...

Voglio ancor oggi credere che forse restava per te un gioco, forse neppure calcolato,
rimestare dolorosamente il mio animo per semplice avventura.
Ma non sei una ragazzina, e non posso perdonare quell'immenso ego.
Che ti ha portato a ignorare e disprezzare leve intime e profonde d'una persona matura e sola.
Nudo e inerme nelle tue piccole mani.
Neppure io mi spiego perchè così ingenuamente e intimamente convinto che mi avresti rispettato.
Tradire questa fiducia, non so cosa sia... Forse ti manca una coscienza, per agire così.


Un cuore spezzato non vede i colori.

Da bambino il mio fiore preferito era il semplice papavero.

Amavo il rosso, il colore della vita.




Preghiera


O lacrime,

abbandonate i wadi

dei cuori soli.


Ove non è

il calore d'una carezza

che vi porti via.

Veglia...


Puntute radici,

edera nera che affligge il cuore.

La vita è solitario dolore.

sabato 30 maggio 2009


Era terrore, un vero terrore, in tutti questi anni, il solo pensiero di questo momento.
Non sono padre, ma sono stato figlio…
Conosco il dolore d’un cordone ombelicale tagliato.
Morte e Amore sono le due facce della stessa medaglia.
Lei era per me il fluire stesso della vita.
Un legame costantemente intenso, profondo, fin dal primo istante che l’ho vista,
un giorno ormai lontano circa dieci anni fa.
Non avevo strada alcuna per alimentare la mia speranza,
se non un immane sforzo di comprensione,
quale muta o urlata, volutamente impotente, risposta alle sue azioni.


Tre anni fa avevo già certezza che era questo il punto d’arrivo di questa relazione.
Il mio umile agire, di tenace e paziente, ostinata … formica nel costruire,
o meglio nella vana illusione di costruire, con tutti i miei limiti, un rapporto,
e nell’insieme realizzare progetti finalizzati null’altro che al futuro…familiare,
è stato preso e interpretato, e giudicato insufficiente, solo per il superficiale,
giocoforza limitato perché ancor neonato, risultato materiale.
Ho pagato, senza sconto morale alcuno il mio “errore”,

l’aver accettato la mia univocità di sentimenti, sin dall’inizio mai corrisposta.
Ero consapevole della possibilità scontarne atroci conseguenze, sofferenze impostemi,
di cui un animo altrui ha volutamente ignorato l’esistenza, per tantissimi anni.

La mia era una speranza mai sedata, perché amavo…
Ingenuamente, sin quando mi si è parata innanzi “scortata” …che illuso!...
Credevo lei venisse in pace e per la pace, a darmi spiegazioni cui una persona,
uomo o donna che sia ha diritto, quando ne è lesa la dignità…
E il cuore in un istante mi venne caldo, accogliente e aperto, spalancato come sempre…
per ritrovarmi pochi istanti dopo attonito, a terra, ferito, gli occhiali scalzati:

cercai solo il suo sguardo.
E quando lo trovai solidale e solo preoccupato preservare suo genero,
poi sin con la disgustosa menzogna, rinnegandomi…al punto che sin i militi ne risultarono scossi…
All’Amore, il suo, pur di restarle accanto,

avevo già rinunciato in uno squallido ufficio matrimoniale.
Per giungere al quale avevo lasciato e ignorato ogni consiglio e buon senso comune.
Mi aspettavo però da lei, ero certo,

a fronte del mio coraggio nell’assumermi responsabilità enormi,
solo per Amore,
almeno da parte sua una scontata comprensione,
e un conseguente rispetto per i valori fondamentali cui non un uomo innamorato,
ma una qualunque persona ha diritto.


Solitudine non è una compagna insopportabile.
Combattere in solitudine, contro tre persone unite nella bugìa, è un ruolo che non auguro alcuno.

Ero povero e rimango povero…
Non rimpiango quattro spiccioli, ritenevo, era un dovere spendere per la “mia” famiglia…
Una conseguenza di responsabilità che mi ero assunto con gioia.
Credo che se uomini animati e sostenuti anche da un semplice sguardo, una stretta di mano,
la carezza d’una compagna, ebbene se questi uomini scalano in virtù di quella forza

vette gelide e ostili, e innalzano templi agli dei o grattacieli,
alcuni addirittura diventano presidenti…
Io credo che qualcosa di buono avrei combinato.
Venne un periodo, breve, che mi sentivo felice come un bambino e fortissimo come un toro.
Prima che lei arrivasse rilanciai una Azienda quasi morta… tutto quel che facevo, era solo per lei.

Ero un uomo innamoratissimo, nell’accezione più completa e profonda del termine.
Di lei mi era caro ogni respiro, oltre ogni dire.
Ci ho provato a spingere e isolare la mia mente ancor più d’ogni comune sentire.
Ma pian piano, giorno dopo giorno, mese dopo mese, mi si allontanava,
e sin le umiliazioni delle ferite più laceranti e profonde trovavo a ricompensa
del mio atteggiamento permissivo e comprensivo.

Tutto questo fa sì che oggi non provo il folle dolore d’un distacco,
perché questa conseguenza, terribile, viene da lontano.
Io non ho rimpianti.
Sono umile, contento di esserlo perché questo mi ha permesso arrivare all’oggi
senza tralasciare non solo strada,
ma anche sentiero alcuno, inesplorato, per restare al fianco di questa donna.
E’ rimasto un rifiuto, suo, costante.
Che accetto, nell’essenza, perché mai, mai , mai, ho inteso lei prigioniera…

seppure del mio sentimento.
Un uomo che ama, può mai gioire della infelicità della persona amata,
o un amore è forse qualcosa che si compra come una casa o un gelato?
Ero semplicemente poca cosa… quasi il nulla per lei.
Bastava dirlo, “doveva” dirlo, però, quattro anni fa, in quello squallido ufficio matrimoniale.

Il suo errore, l’ha per intero scaricato sulle mie spalle.
I primi quattro anni, anche quelli in Ucraina, io solo, malato e ignorato,
“emigrante”in Italia a mantenere la “mia” famiglia,
posso considerarli ancora conseguenza del mio errore, dell’amante insistente,
che aveva nuotato contro corrente, troppo a lungo, per strapparne un effimero risultato:
una vicinanza fisica, ma mai veramente spirituale, alla quale agognavo,
e che lei non poteva darmi, e della quale non le faccio colpa alcuna.

I restanti cinque anni di inutili e disumane sofferenze,
fanno sì che io affronti questi giorni con una coltre sì d’amarezza a lei ignota
perché come al solito è reinserita in uno schema di sopravvivenza,
giustissima e primaria,
ma conseguenza del suo modo di vivere, che immancabilmente si proietta poi nel materiale.
Un eterno ricominciare.

Ma in tutto c’è del positivo: per questa forza la ammiro.
Oggi come quando la conobbi.
Ma oggi, a differenza di tanti anni fa, capisco che è un percorso,
un accidentato sentiero che si procura da sola.
Che le ha procurato già quattro matrimoni. E conseguenti fallimenti.
Questa ansia di vita,

percepita, ambita, struggentemente desiderata da noi tutti,
non serve se maschera, forse, nel suo caso,

forse un vuoto interiore sì assoluto da spingerla ad un eterno errare
in una vita di contralto che nulla di eterno ha,

e ove, a costo di strappare l’ennesimo sorriso di scherno,
riemerge con prepotenza ai miei occhi di cinquantenne,

che quel che veramente conta e riempie sono stati,
sono e saranno per sempre soltanto i sentimenti.

La sua giustifica, in nome del quale le era lecito e appagante la coscienza “sacrificarmi”, usandomi, era: “Voglio vivere bene!”
Chi è che non lo vuole…?

Ci si sente veramente pieni quando si ama, e almeno in parte, si è riamati.
Comprendo e accetto che ero per lei poca cosa, perché in effetti lo sono.
Ma ero, sono una individualità senziente, non sono il nulla.
E chiedevo il semplice, dovuto rispetto del sentimento.
Ove un rifiuto, e il dolore, sarebbero diventate cose esclusivamente mie.

Ho subito e sofferto l’ambiguità e la bugìa.
Neppure voglio rimpiangere il mio tempo ormai trascorso, dieci anni, quelli centrali,
più interessanti forse nella vita d’un uomo, quello tra i quaranta e i cinquanta…
Uomini molto, ma molto migliori di me stanno peggio:

barboni, drogati, alcolizzati…persino suicidi.

Io rimpiango di questi anni tutto il tempo che non mi ha dato, che per me non aveva mai.
E’ stata questa la sofferenza più grande.
Di nove anni, quanto tempo, realmente abbiamo trascorso insieme?
C’era tempo per tutti, tanti,

innocente o un po’ meno che lo fosse ha “speso” per altri il suo tempo.
Per me quasi nulla, solo miseri scampoli…

A.D. 2009, trenta maggio, riflessioni d’un Gabbiano in planata

martedì 26 maggio 2009

L'Amore ..."è"


L'Amore è ... un Bambino che dorme.

Come mi avete ridotto...


Noooooooooo!!!


Vorrei urlare al mondo tutto quello che ho dentro,
quello che non mi va giù,
quello che a fatica sopporto,
quello di cui vorrei liberarmi e si...
anche quello che invece vorrei con tutte le mie forze....
ma sarebbe inutile, il mondo sentirebbe solo una persona tra tante che strilla,
strilla a squarciagola cose incomprensibili, senza senso, assurde o forse banali....
forse sarebbe meglio se le sussurrassi sottovoce al mondo e se me le urlassi contro
per sentire che suono hanno invece di fermentarle e farle crescere,
aspettando che diventino giganti indomabili....
che stanno strette addosso...soffocano....mi inseguono!!...
(dalla rete)

L'Amore è... un Bambino che piange.


Ho solo coccolato, ove e come potevo, quelle persone...
Spesso più di tante persone che hanno una famiglia cementata da legami di sangue.

Ove ho sbagliato, come è umano sia,

non è mai stato per mero egoismo o per deficiente volontà…
Ho lottato allo spasimo.

E pianto in segreto, silente, quando i risultati non arrivavano.
Colpevolizzandomi oltre ogni limite…

Nel mentre, ho capito che mi stavano soltanto Usando, Sfruttando…

Non contenta, lei, alfine ha pensato bene "punirmi"...
Eravamo al Real Bosco di Capodimonte,
e mi fa, in quel suo parlare come tra sè e sè,
gli unici momenti di incosciente sincerità:
"Se tu avessi mantenuto tutte le tue promesse, credo che sarei stata tranquilla..."
che tradotto significa:
"Se tu mi avessi fatto vivere con diecimila euro al mese,
io forse neppure ti avrei tradito"
Quale discussione serve mai a una frase del genere...
La abbandonai, lì nel bosco,
urlando di rabbia per l'ennesima spudorata rivelazione
dei suoi finanche vantati e paventati tradimenti.
Come discutere con tali premesse...?

Ove giammai avevo fatto promesse, non è nella mia indole.
Preferisco di gran lunga, fin allo spasimo dei miei limiti, agire.
E così feci, tanti e tanti anni.
Un Amore che alla prova dei fatti, ha resistito, prima di soccombere,
a una lista di umiliazioni che sarebbe lunga dieci e più cartelle...
Enucleato dalla "mia" famiglia... perchè tale la credevo, e solo per tale credo
avevo accettato un matrimonio che ben intuivo per lei era solo di comodo.
Isolato in casa mia, estraniato ed emarginato, a partire dalla lingua.
Scacciato in malo modo, il più brutale: la menzogna e l'indifferenza.
Altre eran le "amicizie" che preferiva frequentare.
Per le quali era prodiga di tempo, coccole e attenzioni.
Io ero la bestia da soma. La Tasca Umana. La gallina cui attingere. E basta.
Solo dileggio e disprezzo.
Estraneo nel mio Paese, nella mia Città, in casa...
"nostra" quale l'avevo, sempre, giuro, considerato.
Ove spesso, se non sempre, mi hanno fatto sentire indesiderato ospite.
Sbuffi e sospiri di fastidiosa intolleranza.
Mi ritrassi, ove forse avrei dovuto scacciarle, sin dai primi giorni.
Non è nella mia indole. Le avevo tolte dalla strada, dal marciume materiale e morale.

Mi ero ritratto, in un angolino, non solo della casa, ma del suo cuore.
Ma non vi era posto alcuno per me.
Ero sempre d'ingombro.
E che, pretendevo non subire supinamente corna e tradimenti...?

Non so perchè, o cosa, avesse mi sembrava ormai capire, avuto sempre questa convinzione.
Che avrei sopportato sempre e per sempre questo stato di cose.
Mai aveva compreso che un cuore che sa sul serio Amare,
soffre troppo se tradito, sia nell'ombra della bugìa, che ormai nell'evidenza
che la ritraeva (e non solo metaforicamente)
ora con l'uno, ora con l'altro...
E neppure comprendeva, all'approssimarsi ormai del mezzo secolo pur vissuto,
che talvolta è stata consapevole attesa la mia,
è stata, questa sì cecità forse d'un Amore che non mi riesce trovare parola
quanto intenerisse il mio maledetto cuore...
è stata, era la speranza più che la certezza,
la disperata speranza dell'amante che erano crisi da cui poi ripartire,
un gradino dopo l'altro, per crescere insieme...
Era invece una tortura, colmata nello stupro...
Alfine, ha credutom bene "punire"
la mia paventata inettudine di vita, a far soldi, danaro per lei...
Umiliandomi con una ulteriore squallida tresca,
con la persona che pari loro
ha risposto alla mia Amicizia,
al mio rendergli una opportunità unica nella sua vita,
spogliandomi.
Quando compresi che costui mi rubava, ero disperato,
perché indirettamente rubava “Lei”…
Ignaro che “Lei” mi tradiva, proprio con costui…
Quante umiliazioni…lei a letto ghiaccio immobile:
“Se vuoi, fai tutto tu…io non ho voglia di fare niente”.
Quante umiliazioni, i suoi lividi su parti intime del corpo.
Le mie richieste di spiegazioni, semplicemente ignorate,
come se “quel che non si vede non è colpa”.
Questa la sua orrida teoria,
impostami già quando trafugò la foto con uno dei suoi tanti “amici” in barca…
E mi insultarono, aggredendo la mia psiche come una triade,
“pazzo e visionario”, e “malato”,
e subii la beffa di veder sostituita la stessa con una foto innocente…

E… mi sono …sempre solo …”difeso”
con le sole urla della disperazione.
E' tutto ciò che mi resta.


Lasciatemi in pace, almeno oggi che sono nudo, stanchissimo o malato.

Homo omini lupus


Se mi limito a difendermi
da un mio simile,
colui o colei che pur sempre resta per me un fratello
mi sembra già andare oltre il mio credo
mi sento come avessi fatto del male...

Dio, o chi per lui,
qualora esisti, spiegami...
Come han potuto costoro,
in primis colei che adoravo,
rispondere con protervia e reiterata cattiveria
al commovente agire d'un incommensurabile Amore?

Bastava dirlo...
Sono umile, ma dignitoso.
Bastava semplicemente lasciarmi.
Non c'era bisogno spolpare anche la mia carogna.

Forse, lei neppure aveva l'ardire del lupo,
ma soltanto le movenze d'un disgustoso sciacallo.

Ladra


... cosa speravan rubarmi costoro
e colei che adoravo...?
Ero soltanto
un piccolo e pover' uomo,
ma dignitoso nel suo solitario solco.

Il mio animo oggi più non scalda.
E neppure riluce
o gioisce più d'alcunchè.
Cosa, cosa mai ne farà costei,
dell'animo stuprato d'un bambino?

Chi eri...?


Certe volte mi fai proprio venire i brividi.
E non in senso positivo.
La tua cattiveria mi stupisce ogni giorno di più.
E quel che mi preoccupa è che neppure ti accorgi di quanto sia finta.


Falsa...
Radioattiva...
Mi fai male.

Mi sono stancato di starti accanto, di cercare di dividere con te... per poi?

Per trovarmi sempre,
ogni qual volta giro per un attimo lo sguardo,
Lividi sempre più grandi...
Addio amica mia.
Sarai solo il ricordo di un vento freddo...

(dalla rete - link titolo-sito)

domenica 10 maggio 2009

Amicizia infinita... (dedicato a...)


Era una di quelle notti d’inverno,
in cui l’ululare del vento portava via con se’ le foglie adagiate sul viale,
che in quel momento lui stava attraversando.
Vestito in frac, si presento’ davanti la porta di lei,
suono’ e attese che aprisse.
Lei si mostro’ con i capelli raccolti, un abito di seta rosa,
con scarpe in tono e relativa borsa,
uno scialle che le copriva le spalle.
Lui esclamo’ :
“ sei più bella del solito stasera, sei un incanto “.

Lei resto’ sull’uscio della porta alcuni momenti senza parlare , poi disse :
“grazie tesoro, sei molto gentile, ma se sono cosi’ splendente e’ perché non vedevo l’ora di incontrarti “.
Lui si avvicino’ e le prese il viso tra le mani :
“ andiamo, che questa notte voglio farti vivere un sogno “.
Si avviarono verso l’uscita del viale di casa e lui le teneva la mano,
All’improvviso si trovarono di fronte una carrozza con dei splendidi cavalli bianchi

e un cocchiere che li attendeva per farli salire.

” Amore, ma che romantico, non me lo sarei mai aspettata una sorpresa cosi’, che belli i cavalli….
e che splendida la carrozza con gli interni del mio colore preferito”.
Lui sorrise, l'aiuto’ a salire e fece cenno al cocchiere di partire.
Durante il tragitto, ad un tratto, lei si affaccio’ dalla carrozzae si mise ad ammirare il mare
che fiancheggiava il sentiero alberato che stavano percorrendo e disse :
” che bello! Guarda come si riflette la luna… le onde sembra sussurrino parole d’amore”.

La carrozza si fermo', lei di gran fretta scese e si diresse verso il mare, si tolse le scarpe,
comincio’ a camminare a piedi nudi sulla sabbia,
mentre lui la guardava e vedeva nei suoi occhi e nei suoi movimenti
quelli di una bambina felice e spensierata.
Si volto’ e lo chiamo’ :” vieni anche tu qua e togliti le scarpe, voglio che rimangano le nostre impronte.”
Camminarono lungo la riva a piedi nudi, dopo un po’ si sedettero per ascoltare in silenzio il rumore del mare,
lei chiese :” non mi canteresti una canzone?”
Lui si volto’ verso di lei, poggio’ un dito sulle sue labbra e disse :
” ascolta il suono delle onde, ti stanno già cantando una canzone”

Mentre riecheggiava nell’aria quella musica, si alzo’ una leggera brezza marina, lei scosse leggermente la testa,
i suoi capelli si sciolsero,
si appoggio’ sulla spalla di lui e guardo’ il suo viso illuminato dalla luna…
i suoi occhi sembravano stelle…
quasi come se fossero scese dal cielo per posarsi su di lui.
Lei ad un tratto si accarezzo’ le braccia percorse da brividi di freddo,
lui accorgendosene si tolse il soprabito e lo poggio’ sulle sue spalle.
Lei sussurro’ :” che caldo il tuo soprabito,
profuma di te, sento immediatamente un tepore piacevole”.

Dopo un po’ la sollevo’ da terra, la prese in braccio,
con la luna che illuminava i suoi piedi insabbiati, e la riporto’ nella carrozza per proseguire il loro viaggio e lei disse :
” mi piace essere stretta tra le tue braccia… ti amo e ogni istante con te e’ magico… come magica e’ questa notte”.
Arrivarono al porto, scesero dalla carrozza, la prese per mano e la condusse in cima al faro che si affacciava sul mare.
Si trovarono di fronte ad una porta chiusa, lui le disse di chiudere gli occhi e di entrare.
Quando li riapri’ si trovo’ immersa nel buio, lui la fece girare e vide di fronte a se
un tavolo illuminato da tre candele rosse, allora lui teneramente l’abbraccio’ da dietro
e si diffusero nell’aria le note di una canzone.
Le vetrate intorno a loro mostravano le luci delle citta’ che sembravano inchinarsi tutte ai loro piedi,
il cielo sopra le loro teste, con le infinite stelle,
dava la sensazione che fossero immersi in un mondo che apparteneva solo a loro.

Ad un tratto cominciarono a cadere dal cielo petali di rose bianche, quelle che lei adorava.
Lui si mise davanti a lei, la guardo’ negli occhi e disse :
” stanotte la luna ha bussato alla mia finestra,
una luce abbagliante all’improvviso ha investito il mio volto...un silenzio assoluto aveva invaso la stanza...
tutto ad un tratto, parole dolci, parole armoniose vengono pronunciate;
era la luna...diceva che questa era la notte
in cui io avrei dovuto, finalmente,
sprigionare i sentimenti nascosti che facevano parte della mia vita già da un bel po’ di tempo...

Allora io ho risposto che non era possibile, non avrei mai avuto il coraggio
di pronunciare quelle poche parole che, a volte, fanno sentir meglio una persona".
Lei rispose che tutto era possibile….

Ora ho finalmente acquistato quella fiducia e voglio dirti:
"Ti amo!!! Sei stata, sei e sarai sempre la persona più importante della mia vita,
non dimenticarlo mai, anche quando un giorno non ci sarò più”.

Poi la prese, la porto’ al centro della stanza, le chiese di ballare.
Lei lo guardo’ e si abbandono’ tra le sue braccia.

Il tempo, sembrava essersi fermato per loro due,
ma non era cosi’ e lui sapeva benissimo che c’era un termine che stava per scadere e scorreva inesorabilmente.
La serata trascorse con poche parole dette, perche’ erano i loro cuori che parlavano nel silenzio di quella notte.
Durante tutto il viaggio di ritorno verso casa,
lui la tenne stretta fra le sue braccia con il capo che poggiava sul suo petto.
Quando arrivarono, scesero dalla carrozza,
lui si volto’ verso il campanile della chiesae vide che mancavano pochi minuti a mezzanotte,
la prese per mano e la accompagno’ sull’uscio della porta, le accarezzo il suo viso e sussuro’ :
” per quanto sia stato breve…per ogni attimo rubato…per il ti amo che ti ho detto…per le lacrime di ora…
per tutto il calore che mi hai dato…ti voglio bene e so di essere un sognatore…
sognavo te e me…
quando ti sentirai sola, alza lo sguardo al cielo e le mie lacrime divenute stelle ti porteranno a me…”.
Lei rispose :” se avremo ancora un sogno da sognare, lo sogneremo insieme;
se ci sarà un sorriso da sorridere, sorrideremo insieme,
perché nessuno o qualcosa potrà mai dividerci.
”Lui allora si fermo’ a guardare i suoi occhi pieni d’amore e la bacio’ delicatamente sulla fronte,
si giro’ di spalle e scomparve nel viale dal quale era arrivato..Lei gli grido’ :
” ci vediamo domani amore mio”,
ma lui sapeva bene che non c’era un domani e i suoi occhi si riempirono di lacrime,
senti il suo cuore lacerarsi e il suo corpo morire.

Questi erano gli accordi : a lui era stato concesso di vivere solo per una sera,
tutti quei sentimenti e quelle emozioni, che non aveva avuto il coraggiodi affrontare nella sua vita terrena.
Gli fu’ posto un bivio : o scegliere di rimanere nel rimpianto di una vita non vissuta o provare tutto in una volta,
prima la felicita’ di incontraree poi il dolore piu’ straziante di separarsi,
dalla donna che aveva amato dalla prima volta che l’aveva vista e a cui non aveva mai dichiarato i suoi sentimenti.

Giunti alla scadenza del tempo, ritorno’ nel suo mondo, ma si trovo’ nel buio piu’ assoluto
ad affrontare un dolore insopportabile, con la consapevolezza che la sua vita era finita
per una seconda volta, ma senza piu’ possibilita’, questa volta, di tornare indietro.
Ad un tratto una luce comparve dietro di lui, senti il calore di una manoappoggiarsi sulla sua spalla,
una voce angelica disse :
” apri gli occhi e guarda giù, lo vedi il viale che prima tu avevi percorso?
Ora c’è lei che lo sta ripercorrendo.
”Apri’ i suoi occhi a fatica, ma vedeva tutto annebbiato,
ma pian piano quella nebbia, comincio’ a scomparire e vide lei che raccoglieva tra le foglie cadute, una lettera.

L’apri’ e la lesse sottovoce :” non essere triste se un giorno sarò lontano...
non piangere se non mi vedrai tornare...perché è solamente un brutto sogno dal quale ti rialzerai più forte,
sicuro che il tuo amore raggiungerà il paradiso insieme al mio per l'eternità...”.
Lui riusci’ a sentire quelle parole, delle lacrime scesero dal suo viso
e precipitarono giu’ dal cielo fino in terra, per andare ad unirsi alle lacrime di lei,
che cadevano sul suo volto, fino a diventare un’unica cosa!!!

Allora quella voce angelica sussuro’ a lui :
” avete dimostrato che il vostro, e’ un amore troppo grande per poter essere diviso ed e’ giusto che vada cosi’.
Allunga la tua mano verso di lei, portala con te, vivrete cosi’ per sempre oltre l’eternità il vostro amore
e sarete le due stelle più brillanti
che illumineranno e proteggeranno le notti, di tanti altri amori.”

(Mariassunta - tratta dal sito L'Angolo dei Sogni, linkato al titolo

Lungo il cammino della vita...

Lungo il cammino delle vostra vita
fate in modo di non privare gli altri della felicità.
Evitate di dare dispiaceri ai vostri simili ma, al contrario,
vedete di procurare loro gioia ogni volta che potete!
Proverbio Sioux

Aiutami a rimanere calmo e forte

" Oh Grande Spirito, la cui voce ascolto nel vento,
il cui respiro dà vita a tutte le cose.
Ascoltami; io ho bisogno della tua forza e della tua saggezza,
lasciami camminare nella bellezza,
e fa che i miei occhi sempre guardino il rosso e purpureo tramonto.
Fa che le mie mani rispettino la natura in ogni sua forma
e che le mie orecchie rapidamente ascoltino la tua voce.
Fa che sia saggio e che possa capire le cose che hai pensato per il mio popolo.
Aiutami a rimanere calmo e forte
di fronte a tutti quelli che verranno contro di me.
Lasciami imparare le lezioni che hai nascosto in ogni foglia ed in ogni roccia.
Aiutami a trovare azioni e pensieri puri per poter aiutare gli altri.
Aiutami a trovare la compassione
senza la opprimente contemplazione di me stesso.
Io cerco la forza, non per essere più grande del mio fratello,
ma per combattere il mio più grande nemico: Me stesso.
Fammi sempre essere pronto a venire da te con mani pulite e sguardo alto.
Così quando la vita appassisce, come appassisce il tramonto,
il mio spirito possa venire a te senza vergogna".

Preghiera per il Grande Spirito Tatanka Mani (Bisonte che Cammina)
(1871 - 1967)

canto indiano prelevato dalla rete, all'interessante sito linkato al titolo

mercoledì 22 aprile 2009

Il mio tempo

Avrei voluto spendere
il mio tempo
sulla giostra dei giorni
con l’enfasi di un bimbo

sognare ad occhi aperti
le sfumature della vita
sorridere alle avversità
e da esse rinascere ancora.

Avrei voluto vivere
un tempo
scandito su lancette d’ovatta
senza rumori né dolori

con la magia degli istanti
che scorrono lenti
tanto da sentirli
pulsare nel petto.

Ma
va veloce il tempo
non aspetta né ritorna

lascia attoniti e smarriti
avvolgendo di meraviglia
il presente

sulla scia
indelebile
delle emozioni vissute.


(dalla rete linkato al titolo)

Incontri...

Si incontrano persone nella vita
che forse non avrai mai la fortuna di abbracciare,
perchè troppo lontane da te
eppure le senti così vicine
che sembra quasi un peccato
non potersi sfiorare la mano
e non potersi sorridere come due vecchi amici...
(dalla rete, linkato al titolo)

venerdì 17 aprile 2009


Oscura Magìa


mercoledì 15 aprile 2009

Natale 2001

... e per il Natale
e il nuovo Anno
tutti si scambiano baci, abbracci, auguri...
Neppure tu ami tutti questi salamelecchi,
che tanto spesso sanno di stantìo e trito teatrino.
Il mio ruolo nella tua vita
sarà quello di badare prima alla sostanza
poi alle forme,
e mai come in questo caso,
il mio augurio è particolarmente coinvolgente
"egoisticamente interessato"
non mi vergogno dire.
Perchè ti amo.
Meriti tutto quanto di bello e buono esiste al mondo.
Io... non so se son degno esser compreso in questo.
Mio desiderio è ritornare insieme,
nelle mie sole mani la responsabilità
che ho preso e tu mi hai lasciato...
Il mio saluto sfuma ora nel mio Sogno...
La Speranza un giorno di contare mille baci
con cui coprire il tuo corpicino.
Dovrai essere tu a contarli, i miei baci...
Io imbroglierei, e non di poco, perchè ti bacerei di gioia per sempre.

Comunqie sia,
vorrei tu apra il cuore,
se non a me
alla speranza.
Voglio che non ti lasci andare.
Voglio tu sia giustamente orgogliosa di te stessa,
e delle tue meravigliose cucciole.
Siete un incanto, tutte e tre.
Un inno alla gioia e alla vita.
Il vostro sarà comunque un avvenire luminoso.
Vi abbraccio, con amore.

Fine millennio... il delirio della ragione


... quando il Cuore oscurò la mia Ragione

... e l'infinita tenerezza che provo non cancella
l'amara realtà d'una perosna che in questo momento
butterà questa mia, magari sorridendo, nella spazzatura.
E con essa, per intero me stesso.

Senza alcuna illusione
comunque ti avvolgo in un abbraccio
senza fine
te e le bambine.

Per mia amara consolazione...

Può forse
una distanza materiale
separarci davvero dagli amici?
Se desideri essere accanto
a qualcuno che ami
non ci sei forse già?
(Richard Bach - Il Gabbiano Jonathan Livingstone)

(NUNZIO - A.D. 2001 )


Un compleanno... la "famiglia" lontano

Carissima
Marta
la prima volta che ti ho visto
avevi appena udici anni,
e neppure arrivavi alla spalla di mammina.
Poi ricordo le primissime volte
che ti accompagnavo in palestra.
M'inteneriva il tuo sconfinato
bisogno di socializzare.
Ricordo il tuo continuo parlare
con un perfetto sconosciuto
quale allora io ero,
la grazia con cui le prime volte
mi porgevi la guancia per un bacino.
Poi ricordo quel brutto giorno
in cui sei salita in quel brutto pulmino,
strappata bruscamente
alle nuove amicizie
che faticosamente ti eri costruita.
Momenti di cui mi sentirò sempre in colpa,
per il resto della mia vita.
Immagino che ora sarai diventata
quasi una signorina:
bella, graziosa, e forse ancora più alta.
Auguri di cuore, Marta.
Ti auguro di avere tutto dalla vita.
Tutto quanto possa contribuire
a renderti felice tantissimi anni.
Buon compleanno.
Un bacione.
NUNZIO - AUGURIO PER UN COMPLEANNO LONTANO - MARZO 2002

Gli agonizzanti

Voi li vedete, ogni giorno.
Sono i vostri amici, i vostri famigliari, i vostri conoscenti, gli sconosciuti che urtate sull'autobus, che incrociate per la strada senza badarvi.
Voi vedete i loro sguardi, ora assorti, ora dispersi, ora languenti, ora frementi.
Ma non sapete cosa si agita oltre quegli sguardi. Voi non sapete cosa celano. Voi non sapete.
Essi sono coloro i quali hanno avuto in sorte
di patire la fine della vita nel prosieguo dell'esistenza.
Essi hanno conosciuto il dolore della morte, ma sono condannati a sopravvivere.
Essi attendono ed agonizzano. Essi sono gli agonizzanti.
Essi sopportano il peso della coscienza dell'assenza di un senso,
poiché ciò che per loro costituiva motivo di tirare avanti è andato irrimediabilmente perduto.
Voi non sapete riconoscerli perché voi siete i fortunati:
grande è la sciagura per chi possiede il triste dono della percezione degli abissi ineffabili.
Voi siete ciechi e vorrebbero esserlo anche loro.
Ma essi sono gli eletti, eletti da nessuno, e nessun premio li attende per il loro dolore.
Essi sanno soffrire ed è una capacità della quale farebbero volentieri a meno.
Essi sono vittime, ma hanno in spregio il vittimismo.
Non si gloriano della loro sventurata profondità.
Essi tacciono e fingono per non costringervi a condividere ben misero tesoro.
Essi si immolano loro malgrado.
Dunque non compatiteli, giacché la vostra pietà li mortificherebbe come nient'altro
e qualificherebbe voi come vili e stolti.
Non prodigatevi a confortarli con le sciocche formule
"la vita continua" od "il tempo guarisce ogni cosa" alle quali voi semplici vi sforzate di credere: essi discernono nitidamente gli inganni della retorica e la vanità delle consolazioni.
Essi sanno fin troppo bene che la vita finisce anche prima della morte
e che il tempo è un farmaco inefficace, impotente.
Essi sanno che non c'è sollievo.
Rispettateli: questo è sufficiente.
Rispettate quelli che hanno inseguito la felicità, assaporandola talvolta,
ma hanno subito l'indicibile sofferenza del fallimento
e della piena comprensione della sua atrocità.
Tenetevi stretta la vostra superficialità, siatene gelosi.
Siate gelosi delle vostre illusioni di poveri di spirito.
Essi scambierebbero in un attimo la loro sensibilità con la vostra.
Essi in un istante rinuncerebbero alla loro anima ricettiva,
giacché ciò che essa avverte è un tormento insostenibile
di cui neppure potreste sospettare l'inanità.
Essi sentono che in quella che per voi è brezza spirano le lame di un uragano.
Essi sentono, odono, vedono, gustano, odorano,
saggiano ciò che voi neanche riuscireste a pensare.
I vostri sentimenti sono fiacchi, i loro poderosi.
Non v'è alcuna voluttà o compiacenza nella loro malinconica consapevolezza:
essi detestano la loro facoltà, mai voluta e mai cercata, invano evitata.
Ma non possono farci niente, niente.
L'unica cosa che resta loro è portare la muta testimonianza delle proprie piaghe.
Le loro parole sanguinanti suonerebbero per voi come note di melodramma.
Essi scontano una colpa mai commessa.
Essi sono condannati a vivere.
Voi vivete: essi sono gli agonizzanti. Amateli, se sapete farlo.

(dalla rete)

lunedì 13 aprile 2009

Dallo stupidario del gabbiano...

Mia dea,
mi auguro tu stia bene,
e con te ... e ...

Siete i tre petali d'un raro, stupendo fiore.
Vi voglio bene.
Sto lottando.
Anche con me stesso...
affinchè un giorno si possa di nuovo stare insieme
in affettuosa armonia
se ancora mi vorrete.

Questo è il mio sogno.

L'unico obiettivo che sento vero.

Io ancora non so, ... cosa e chi sono io per te.
E neppure, ora, mi sento in diritto chiedertelo.
Mi sento in colpa, per chiedere.
Parimenti neppure mi sento
rinunciare alla speranza
di conquistare un giorno
un posto importante nel tuo cuore.
Diventare un dì affettivamente necessario per te.
Comunque andranno le cose, vale la pena tentare.
Lo meriti.
Con te non ho perso, nè perderò mai nulla.
Ti amo.

(autunno 2001)

Illusioni ...

Non merito tanto... ma è un dono del Cuore... e lo accetto umilmente, con rossore e gratitudine


Amicizia - Jorges Luis Borges

Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita
Non ho risposte per i tuoi dubbi o timori, però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare nè il tuo passato nè il tuo futuro, però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano
perchè ti sostenga e non cadi.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei.
Però gioisco sinceramente quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita,
mi limito ad appoggiarti, stimolarti ed aiutarti se me lo chiedi .
Non posso tracciare limiti dentro i quali devi muoverti,
però posso offrirti lo spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore,
Però posso piangere con te e raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti nè cosa sei, nè cosa devi essere,
solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questo giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico,
in quel momento sei apparso tu....
Non sei nè sopra, nè sotto, nè in mezzo nè in testa e nè alla fine della lista.
Non sei nè il numero 1 nè il numero finale e nè tanto meno ho la pretesa
di essere il numero 1 la 2 o la 3 della tua lista
Basta che mi vuoi come amico.
Non sono gran cosa, però sono tutto quello che posso essere
.

Rubato dal sito d'una Amica... (da visitare...è uno dei più belli della rete...per me il più bello... non esagero)


venerdì 10 aprile 2009

In questa mia... ( a.d. 2005 )

In questa mia, proverò a dirti ormai cosa penso...
A tal punto remore e paure, a nulla servomo.
Insieme
(il primo anno)
o lontani
(tre anni)
poi ancora insieme
(un anno)
cinque anni son stati comunque ormai un tratto di strada, di vita...
Sembra ormai giunto il momento separare
il grano dall'oglio.
E capire.
meglio ancora, ove possibile, comprendere, comprendersi.
Forse, come tu accennavi talvolta,
come dice la tua stessa speme,
ove almeno una volta,
non fuorviata dal tuo ascendente,
non mi ha guardato come un demone,
riconoscendomi forse che non è follia il mio comportamento,
forse semplicemente non siam fatti per stare insieme.
Mi angoscia ammettere che non possiamo stare insieme.
perchè nonostante tutto, ti amo ancora.
Nel senso più puro e semplice di questo abusato termine.
Non credo ti abbia mai amato alcuno in questo modo.
Lasciami almeno la magra consolazione d'una presunzione...
Difficile tu trova non metà, ma un decimo del mio affetto,
pel resto del tuo cammino.
Forse, con una altra persona ti comporterai molto meglio:
forse il mio prezzo servirà a qualcuno. O a te stessa.
Bada, poche persone accetteranno oneri e responsabilità
così come li ho intesi io,
a fronte del nulla.
Facile una avventura...
Amare è altra cosa.
Ho sempre provato a comprendere le tue debolezze.
E molto perdonato.
Ancor oggi mi fai tenerezza infinita.
Ancor oggi son tanti giorni che dormo fuori casa.
Semplicemente non voglio tormentarti con la rabbia,
l'ira giusta di chi è stato tradito.
Quando si subisce lo sconcerto del tradimento,
si vuole sapere e scoprire,
il perchè ed i perchè...
Si diviene morbosamente curiosi
perchè sapere illude e seda l'incertezza
placa una parte dell'ansia e dell'angoscia dell'ignoranza.
Tu neppure questo comprendi.
Ancora a inventare e celare...
Mi rendo tuttavia conto, che amare non basta.
Abbiamo ciascuno di noi tutti,
il bisogno e la necessità essere riamati,
o almeno,
il pur miserevole contentino dell'essere compresi, stimati, rispettati.
L'ego lo impone.
Possiamo e dobbiamo contenerlo, il nostro miserevole ego.
Una battaglia che credo aver sempre generosamente condotto.
Sono un uomo, un povero piccolo uomo.
Come chiedermi vincere una sì impegnativa guerra tutto solo?
Sopprimere l'ego...? Sì sarebbe stato bello.
Ma non sono un santo.
E talvolta mi piace pensare, ancora,
che una tale guerra, contro l'ego,
ardua per una debole individualità,
sarebbe stato bello provare a combattere, in due...
Dò amore...ricevo amore.
Ritorno più amore...
Ne ricevo uno più grande...
Un...feed-back, in positivo.
Magari ridi di me, come al solito, mentre leggi queste righe.
Tal quale hai dato per smarrite le lettere dell'ultimo Natale,
tu e le ragazze,
"le Mie Tre Stelline"
mille miglia lontane in Ucraina,
nelle quali, "stupidamente" scrivevo, tra l'altro...
"... e quando alfine di nuovo insieme saremo,
finalmente una famiglia un ita e vicina,
nessun mattino dovrà schiudersi
senza il reciproco augurio e il sorriso,
senza un bacetto del buon risveglio,
tra noi tutti,
tutti e quattro,
quando ridiventeremo quel che siamo sempre stati
pur distanti
una Vera Famiglia
uniti nella comprensione e nell'amore,
che farà di noi un gruppo coeso e solidale,
pronto e vincente a tutte le prove della Vita..."
Avrete sghignazzato di questo povero scemo...
O chissà allora conservavi un fondo di velata vergogna,
o...posso dirlo...? comprensione...?
Se pure non hai avuto il coraggio,
a fron te di chissà quali squallidi comportamenti,
semplicemente strappare le mie lettere natalizie,
che magari rimordevano seppure larvatamente
la coscienza dei tuoi comportamenti...
....

...e se tutti,
persino Papi e Presidenti
siam nulla
io mi sento meno di nulla
e mi costa esprimere giudizi,
in ispecie su di te.

...

In età ormai matura, insperato, mirai una oasi.
Pur conscio che l'errare terreno è avulso
alla perduta pace del grembo
ancora pensavo che magari l'errare in due
poteva permetterci meglio scorrere
almeno tiepide sorgenti
e piccole anse entro cui riparare gli animi
ove l'abbraccio di due corpi tra breve polveri
avrebbero se pure di poco
ripulito l'onda increspata dello sporco dell'esistenza...

Sei stato il mio errore più grande,
che non mi perdonerò mai
perchè sei stato
l'Errore,
della mia età..."matura"
forse la più bella
quindi fuggevole e ormai irrimediabilmente perduta.

(alcune note, tre anni orsono, ancora purtroppo larvati prodomi dell'incubo...)

LA CATTIVERIA, L'ODIO COME MANCANZA D'AMORE

Mi sono sempre domandato come un individuo potesse essere crudele, cattivo...
Non mi è stato semplice
andare oltre i pregiudizi e gli schemi mentali
che mi ero fatto intorno a questo argomento.
Ma alla fine di una lunga indagine,
dopo riflessioni ed esperienze personali,
ho compreso che principalmente lo è perché non ama nessuno.
E' cattivo appunto perché non ama: dunque soffre e fa soffrire.
Non amando se stesso, non riesce ad amare nessun altro e non è riamato.
E' un tremendo circolo vizioso da cui il cattivo fa fatica ad uscire.
La compassione (cum-patire) invece vuol dire partecipare della sofferenza dell'altro.
E' proprio il percorso opposto a quello che fa colui che esercita la cattiveria, l'odio,
a colui a cui è negato e nega l'amore.
Chi esprime crudeltà, cattiveria, scappa dalla sofferenza,
perché non vuole sentirla,
e quindi fugge la sua e la sofferenza altrui attraverso l'anestesia affettiva,
la corazza dell'insensibilità.
E' questo tentativo di rafforzare l'insensibilità
il motivo principale per cui sente la pulsione di causare agli altri sofferenze, fare loro del male.
Di ciò egli non è consapevole, ovviamente.
La sua mente egocentrica gli offre mille giustificazioni
che però non sono la causa reale dei suoi comportamenti.
Infatti, sono l'insensibilità, l'indifferenza le basi e le ragioni primarie della cattiveria,
come quelle di ogni forma di espressione maligna.
Questa anestesia del cuore rappresenta la miseria
poiché soffoca la grandezza dello spirito umano.
L'assenza della sensibilità trasforma in negativo tutto ciò con cui entra in contatto
e crea dolore incessantemente.
Creare sofferenza, soffrire, non saper amare,
sono gli effetti dell'insensibilità della persona
che scappa proprio dalla sua sensibilità per non soffrire.
La sofferenza più grande è esistere senza essere in grado di amare.
I crudeli, i cattivi, i prepotenti
soffrono appunto per questo non saper amare, anche se lo negano.
Essere immersi nello spirito dell'odio, della cattiveria è una sofferenza di per sé.
La mancanza di sensibilità è la peggiore delle sofferenze,
perché fa di chi soffre questa privazione una sorta di zombie anaffettivo,
un specie cadavere ambulante.
Infatti il cattivo non può godere l'esistenza attraverso il più bel sentimento umano: l'amore.
Questa è una disgrazia immane.
Quando uno è crudele, cattivo, prepotente è distante dalla sua anima.
Il suo cuore è bloccato e pietrificato nella sofferenza.
L'aggressività verso gli altri è il segno esteriore di questa sua drammatica situazione interiore.
La pena più pesante sta nel restare lontani dalla luminosità, dal calore umano,
fuori dal regno dell'amore, separati dalla sensibilità.
Il dolore più grande è forse quello di essere sopraffatti dalla cattiveria,
nonostante le apparenze e le ostentazioni arroganti di colui che la mette in atto.
Perciò, anche se non è facile, anche se va contro le spinte emotive dettate dalla reattività egoica, è proprio per i cattivi che si dovrebbe avere una particolare compassione.
Questa sorge alla luce di una Comprensione superiore
che non è giustificazionista della cattiveria, dell'odio,
ma una consapevolezza sovra personale della realtà umana.
Non è un comprensione moralistica, banalmente ideologica e buonista,
ma comprensione che è scaturisce da un cuore consapevole;
una Visione d'Amore
che sa osservare le cose
con i fenomeni con l'occhio Divino che tutti abbiamo dentro.

(dalla rete, link al titolo)

mercoledì 8 aprile 2009

Oltre la Pazzia...


Oltre il Dolore... Pazzia?


Dolore... Umiliazione


Disperazione


Il Tradimento di Giuda


Ora, innanzitutto cosa significa tradimento?

Sinonimo di tradimento è inganno,

sinonimo di inganno è bugia,

sinonimo di bugia è cattiveria.

(dalla rete)

Piove sangue

Piove.
Dentro.
Fuori.
Piove ovunque.

Mi avete spezzato il cuore.

Mi chiedo se
e quando
smetterà di sanguinare.

(dalla rete)






Tradito... da una bambola assassina


Senza strada
me ne vado
a conquistare il mondo.
Sarò un disperato straccione
ma ho ancora amore nel mio profondo.
Quest’aria stranamente
non la sento...
Nell’affanno non respiro,
guarda caso ho scoperto
che non sei più mia.
Straccio i sogni
che m’inseguivano.
Un minuto fa c’era il sole,
ora interminabili foschie.

Sono cuori sostenuti
i nostri amori riveduti
e corretti all’amarezza.
Faccio quello che vuoi tu
ma non ci sei più
per sorridere e dire“che bravo!”.

Dentro a questi occhi
rivedo giorni
che trasparenti
mi s’infrangono sui ricordi.
Qualcosa non va più,
c’è del sangue intorno,
sento voci che mi circondano
ma non vedo amore,
solo cuori sostenuti
dentro storie appassite
ormai sfiniti;
chiedi scusa a questo mondo
ed a questi giorni
stranamente infiniti.

Scritto da E.Manuel Bianco

lunedì 6 aprile 2009

Dedicato a una Amica ...

Per quelli come noi che non pretendono di essere nient'altro che sognatori,
per quelli come noi che si cercano per non trovarsi mai, per non fermarsi mai,
per quelli come noi che scrivendo si perdono, sulle rive della fantasia si distendono,
popoliamo cieli, tra le ombre delle nuvole viviamo, respiriamo l'azzurro del mare,
per quelli come noi che attendono, aspettano l'ora, il giorno, l'attimo,
per quelli come noi che superano barriere e diversità, credere nell'emozioni dell'anima,
per quelli come noi che non possiedono nulla se non quello che siamo,
per quelli come noi che...confusione, imperfezione, brividi, rivoluzione e cambiamenti,
per chi attende come noi, trepidiamo, urliamo, amiamo,
per quelli come noi tra nuvole cariche di sogni...

(dalla rete - pseudonimo PIXIA)

Sono io che attendo te...

attesa disperata in riva al mar attesa ad occhi chiusi

attesa rabbiosa di un cuor ferito

Sono io che nell'ombra trattengo il respiro

afferro l'aria

rincorro le nuvole

Sono io che scrivo sull'onda di una struggente emozione

attendo di viaggiare nel tempo

cambiare forma dopo forma

Sono io che non sono più io

mutamenti e pentimenti

Sono io che t'odio perchè t'amo

sono io che attraverso un cielo d'illusioni

sfuggo alla realtà

vivo di sogni

Sono io che fisso con lo sguardo l'orizzonte

silenziosamente aspetto che il sole muoia

e mentre le nuvole sfiorano il mio viso

attendo la fine di un'attesa dolcemente dolorosa...


(dalla rete - pseudonimo PIXIA)

Il cielo trabocca, cala il sipario... tutto è violenza,
d'amarezza si nutrono i miei orizzonti,
riflessi d'inquietudine i miei sogni,
ho negli occhi l'angoscia bruciante del tempo che volge al termine,
ho nelle vene il freddo intenso di un inverno perenne,
resta nuda la mia anima profondamente maliconica!

(dalla rete - pseudonimo PIXIA)

Se la Realtà travalica...la Fantasia

... comunque i miei scritti,
nell’un caso,
(Amore)
o l'altro
(Rabbia)
men che mai
eran finalizzati alla sciocca illusione
come insulsamente rimproveravi,

di farti innamorare...

(E chè, scrivendo, pensi forse io m'innamori...?)

...no, fredda e sciocca donna...

Ho sempre inteso e dato scontato,
che
L’Amore

vien soltanto dalla percezione altrui.

C’è o non c’è.

E non ti ho mai fatto colpa alcuna, che non mi amavi.
Questo almeno ... dammi atto.


Ma mi giuravi e spergiuravi,
per convincermi a sposarti,
che mi rispettavi.

Naturale che io sia crollato,
quando sin dai primi giorni,
mi sono sentito un semplice oggetto
usato,
molto comodo, per altro...


a finalizzare la tua sete di …
“libertà…?”
se per libertà,

sì nobile termine,
stravolgi volgarmente,
per far male all'Altro...
Senza mai badare
la disperazione
che questo apporta,
al cuore,

alla mente,
di chi ama.

A un rifiuto ci si rassegna.
L’Amore, quello vero, lo rispetta.

E serba il sentimento con cura, nel cuore, come fosse Vero.

Sentirmi oggetto...
"Scoprire"
dopo tanti anni
ingiustamente,

ingiuriato
malignamente colpevolizzato

(ancor l'oggi…)

di “malata fantasia”
ove la realtà è ben oltre il peggio,
tale da far impallidire
la mia pur fertile fantasia…


Perchè... l'Amaro non và via, finalmente sciogliendosi...?

domenica 29 marzo 2009


Luna

"quella vergine chiusa entro una sfera di bianca fiamma
che chiaman Luna gli uomini, splendendo liscia mi tocca
come lana leggera stesa da soffi di brezza
di notte piena. E dovunque il passo degli invisibili
piedi, che solo gli Angeli riescono ad ascoltare,
alla mia tenda abbia gualcito il fragile traliccio a tetto
occhieggian dietro e ridono le stelle. Rido vedendole
quando fuggono a vortice con volo di api d'oro
e allargo quello strappo alla mia tenda fatta dal vento
finchè i limpidi fiumi e i laghi e i mari, lembi di cielo
su me caduti, grandi strade appaiono di luna e stelle..."

(Shelley)

E crescendo impari...

E crescendo impari
che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando,
come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affanosamente si insegue
credendo che l'amore sia tutto o niente...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto"
e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare,
di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose...
e impari che il profumo del caffe' al mattino e' un piccolo rituale di felicità,
che bastano le note di una canzone,
le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore,
che bastano gli aromi di una cucina,
la poesia dei pittori della felicità,
che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi,
di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore,
che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto,
che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno,
e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate,
di piccole scintille allo stomaco,
di presenze vicine anche se lontane,
e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi
e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi,
accendere i sensi,
sfornellare in cucina,
leggere una poesia,
scrivere su un libro
o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze
ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono,
ricevere un messaggio inaspettato,
sono piccoli attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri,
che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore
un piccolo-grande Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

(Anonimo)

sabato 28 marzo 2009

Il Sentiero verso la Luce


Imprigionata
nel mio logoro gomitolo di dolori
tento di liberarmi dai fili dell'infelicità.
Proietto la mia vita all'interno
di un vecchio quadro, nella paurosa oscurità di un bosco,
nei duri e cupi colori.
Sento però in me una forza inebriante,
una volontà vitale
che forse mi consentirà
di trovare il sentiero che
mi condurrà verso la luce,
verso la libertà
e solo così riuscirò
prima o poi
ad uscire dal mio
logoro gomitolo di dolori...


(Marta Sallemi)

Alla più "piccola" delle Mie Tre Stelline

...e se è pur vero
che sei bella come una Principessa,
ben presto troverai
la strada smarrita per il tuo magico regno.

... e che sia,
il resto della tua vita,
null'altro che una bessima
colorata fiaba d'Amore.

Con una storia sì tutta da scrivere,
di certo e bellissimo cammino
e fluente lieto vivere.

Nunzio, Augurio Natale 2001, per Marta, Stellina lontana...
(ossia, una delle tante, innumerevoli lettere morte...alla "Mia Famiglia")

Ricordi...

Amore mio,
dopo due sole settimane che non ci sei,
il tempo sembra essersi fermato.
Cristallizzato.
Provocandomi nel suo lento scorrere,
la sensazione che siano ormai anni che non ti vedo.
Ancora una notte insonne, inquieta...
Smarrito fantasma,
tra le coltri gelide della tua assenza.
Siedo qui, notte ormai fonda,
a scrivere, riflettere sul tempo trascorso insieme.
Stanotte la memoria sofferma l'attenzione
sul lato passionale dell'amore.
Importante,
pur se talvolta bistrattato perchè istintuale.
Quel magnifico ed incredibile mosaico di elementi positivi
che ti definiscono e nell'insieme caratterizzano,
danno forma alla meravigliosa creatura quale sei...
E il mio ricordo indugia...
bei momenti in cui le nostre effusioni
tese alla ricerca del piacere fisico e mentale,
che solo un armonioso rapporto può generare.
Le ultime volte che abbiamo fatto all'amore
sono state per me indimenticabili.
Sentivo scorrermi in simbiosi
sensazioni d'amore e di tenerezza infiniti,
che sublimavano nel desiderio sessuale.
Un desiderio in cui ero appagato esclusivamente
dal fatto di consumare con te l'atto fisico.
Sfumature sensuali, erotiche,
mescevano assieme al mio immane sentimento,
risucchiandomi nell'attrazione che esercitava
la profumata fraganza del tuo corpo,
in cui la percezione dell'arcaico istinto
era ammansita e nobilitata da un amore le cui radici
sprofondano sì nel profondo del tuo animo,
per poi risalire e rimirarne le forme esteriori.
Essere dentro di te,
intorno a te con abbracci e carezze,
era l'indispensabile appendice per esprimere e dare piacere,
condensazione d'una sensazione di infinita tenerezza
che ho provato sin dal primissimo istante
in cui hai accecato i miei occhi...
E insieme la mia consapevole ragione,
permeata insieme al Cuore
d'una intensa perenne commozione,
col mio animo liquefatto ogni istante
che ho avuto la fortuna di esserti vicino.

Nunzio, settembre 2001



Oggi al solo pensiero di riabbracciarti
sale alle mie nari
una puzza di stantìo, marcio, morto.
Oggi ti conosco,
o forse semplicemente
non ti riconosco...

Nunzio, marzo 2009

sabato 21 marzo 2009

Una immagine per il mio Cuore...


No, qua è solo freddo e nero...come il mio animo.
Amo il maltempo e la pioggia, e la tormenta e la tempesta,
perchè i lampi dei fulmini e il rumore dei tuoni,
rischiarano e accompagnano il mio tetro pensiero.
Amo il maltempo e la tempesta,
perchè quando smette,
ne gusto la quiete.
Amo anche te,
ragazza lontana nei luoghi,
ma sì tanto carezzevole e fine e gentile,
per il mio storpiato cuore,
cui pure quando è rabbuiato,
strappi un sorriso sì lieve,
ma carico di speranza e di vita.
Sei nelle mie braccia,
ammira la neve,
il suo candore è quello della tua anima
non temere il freddo
ti riscaldo io.

(per una Amica... L'Inverno del Gabbiano)

sabato 14 marzo 2009


Se diventate vivi, se attraversate il mondo a passo di danza,
facendo cose pazze,
diventate affascinanti e restate affascinanti.

DAL WEB: GLORIA SALVI

domenica 22 febbraio 2009

Grazie, Grande e Sincera Amica

sabato 21 febbraio 2009

Sogni


domenica 28 dicembre 2008


Il suicida è uno che,
anziché cessar di vivere,
sopprime solo la manifestazione di questa volontà:
egli non ha rinunciato alla volontà di vita,
ma solo alla vita.

Il dolore dell'animale che viene ucciso per essere mangiato,
è molto più intenso del piacere che prova chi lo mangia.

È la cattiveria il collante che tiene insieme gli uomini.
Chi non ne ha abbastanza si distacca.

Ciò che nella vita reale mi ha sempre e ovunque ostacolato
è stata la mia incapacità, fin negli anni della vecchiaia,
di farmi un'idea autentica
della meschinità e della bassezza degli uomini.

La pietà per ogni essere vivente è la prima valida garanzia
per il buon comportamento dell'uomo.

Più ristretto è il nostro campo di azione,
di visuale e di relazioni,
e più siamo felici.

... “ci si uccide non per tener fede alla decisione presa,

ma perché è insopportabile questa angoscia che non si sa a chi appartenga,

questa sofferenza che non ha chi la soffra,

questa attesa vuota,

non riempita dalla vita che continua.”

Boris Pasternak

Il sole tramontava...

Il sole tramontava, continuavaa tramontare,
e io non percepivo
sul villaggio i colori della sera,
di casa in casa era mezzogiorno.
Il giorno si attenuava, continuava
ad attenuarsi, non c'era rugiada
sull'erba: si posava sulla fronte
e poi mi si spargeva sopra il viso.
Dormivano i miei piedi, continuavano
a dormire, ma le dita eran sveglie,
e tuttavia, perchè un così lieve
suono veniva dalla mia sembianza?
Conoscevo bene la luce, prima,
e non la posso più vedere adesso.
Questo è morire, e io sto morendo
ma non ho paura di saperlo.
Emily Dickinson è non a torto considerata la più grande poetessa americana del suo secolo, e ottenne una fama postuma pressoché ineguagliata negli annali della poesia, non solo al femminile. Le sue 1775 liriche sono il diario intensissimo di una sensibilità nuda che vede sempre l'universale nel quotidiano, descrive magicamente il volgere delle stagioni, considera la vita alla presenza dell'infinito, si interroga sui paradossi della fede dei padri e annuncia la propria indipendenza da ogni condizionamento. Si scopre così un'autrice che, nel sentire tutto con inaudita intensità, inventerà una forma poetica irripetibile per comunicare la sua percezione del mondo.

venerdì 26 dicembre 2008

Io di più non posso darti

Io di più non posso darti.
Sono quel che sono.
Ah, come vorrei essere
sabbia, sole in estate!
Che tu ti distendessi
riposata a riposare.
Che andando via tu mi lasciassi
il tuo corpo, impronta tenera,
tiepida, indimenticabile.
E che con te se ne andassesopra di te, il mio bacio lento:
colore,
dalla nuca al tallone, bruno.
Ah, come vorrei essere vetro,
tessuto, legno,
che conserva il suo colore
qui, il suo profumo qui,
ed è tremila chilometri lontano!
Essere la materia che ti piace,
che tocchi tutti i giorni,
che vedi ormai senza guardare
intorno a te, le cose
collana, profumi, seta antica di cui senti la mancanza
domandi: "Ah, ma dov'è".
Ah, e come vorrei essere
un'allegria fra tutte,
una sola, l'allegria della tua allegria!
Un Amore, un solo amore:
l'amore di cui tu ti innamorassi.
Ma non sono che quello che sono.
(Pedro Salinas)

venerdì 19 dicembre 2008




"Quando un uomo ha grossi problemi
dovrebbe rivolgersi ad un bambino;
sono loro, in un modo o nell'altro,
a possedere il sogno e la libertà."
Fëdor Dostoevskij

lunedì 15 dicembre 2008

sabato 13 dicembre 2008


Non so più giudicare...

Non so più giudicare.
Se la mia è una psiche malata
che m' annega nel fangoso pantano di sofferenza che m' insozza da... sempre...
O magari una maledetta "capacità"

di scrostare il velo edulcorato dell'effimero...
La volontà di "bucare" l'apparenza.

Nella illusoria ricerca di affinità e comunione d'intenti,
fondate sui valori d'una morale atea,
forse intrisa d'un connaturato imprinting

"fanatico" sul principio d'una comprensione
che intendo troppo scontata nella reciprocità,
nell'opera, nell'azione,
e non confinata all'inazione delle intenzioni...
Il possente balzo tecnologico ha riempito la pancia,

ma ha infiammato terribilmente le rettili sinapsi.
E forse le fragili e verdi fondamenta

di quest' homo tecnologicamente superevoluto nei mezzi,
stanno cedendo e smarrendo vistosamente

l'armonico connubio di antica memoria "mente e corpo"...

<< ...lo so che tu oggi perfino non mangi per i tuoi figli… Ma io l’ho fatto per delle persone completamente ... "estranee". Tu mi capisci, perché mi conosci…l’ho fatto col cuore… A volte, quando empivo innumerevoli borsoni colmi d’ogni ghiottoneria, ero tentato prenderne una piccolissima parte, ma non ci riuscivo…
pur se talvolta avevo fame.
Sai, stavo male...perchè mi sentivo abbandonato.
Sai, in tre anni non m'avevano mai telefonato...?
Gioivo al solo pensiero che a loro avrebbe fatto piacere…tutto per tre…
Sempre per tre…compreso poesie, pergamene, bigliettini…

Magari tutte sciocchezze? Non lo so...
Era la "famiglia", la "mia" famiglia.
Io ci credevo, sai...sul serio>>.

(J.L. stralcio d'una lettera al fratello)

Jonathan a un internauta...

Concordo con la tua analisi,
e con la tua delusione.
Evidentemente la società
che abbiamo costruito
ha creato e plasmato modelli esistenziali
che esasperano ancor più
l’onnipresente ego del misero bipede vestito…
Temo ancor più questo senso di generalizzata apatia.
Questa “interessata pigrizia”
verso tutto ciò che esula
da un limitato, scontato e monotono
giardinetto di interessi.
Tutti prevalentemente ben rivolti “all’esterno” di noi stessi.
Vedo un generalizzato edonismo,
una attenzione sempre più tesa alla “rappresentazione”
dell’esteriore e di ciò che appare,
a discapito dell’essere.
Vedo malcelato disprezzo,
al più pietosa e sufficiente derisione,
verso quei pochi “folli” che si avventurano,
(stupidamente…? o con coraggio…?)
nelle ignote terre d’un ostinato conio
tra cuore e ragione.
E magari, costretti a scegliere,
agli innumerevoli bivi della vita,
costoro tendon l’orecchio
al sommesso sussurro del cuore,
piuttosto che al prepotente e fragoroso urlìo della ragione…

Riderete di me…
Della mia “stupidità”.
Così la chiamerete.
Ma sono stanco.

Di voi.
Fortunate, siete…
Sin al punto
da non provare vergogna alcuna.
Ma io so come sono andate le cose.
Come vi siete comportate.
Non provo odio.
Solo pena, per tanta miseria morale.


No...non sono Malato. Sono Solo Stanco.


giovedì 11 dicembre 2008


Vorrei dire tante cose... ma resto in silenzio.


mercoledì 10 dicembre 2008


lunedì 8 dicembre 2008

L'Amore per te mi rende nudo...e ti dò le spalle...ti prego, non farmi del male...

Sopravviverai a lungo al mio dolore.
E al mio stesso essere.
Sono soltanto un piccolo uomo.

Un signor nessuno.
E forse mi sbaglio, e quel dio cui non credo magari esiste...
Ben venga.
Io mi sento pulito.
Nella mia vita ho fatto errori...mai peccati.


Possa tu per cento e più anni scoppiare di buona salute.
Possa ogni raggio di sole ricordarti il mio viso.
Possa ogni filo d’erba, e insieme ogni goccia di pioggia e di rugiada,

e ogni alba e ogni tramonto,
ricordarti che io ero una persona: viva, sensibile. Non un oggetto.
Possa ogni luna piena decorarti l'ombre della mia disperazione.
Possa il suono dei tuoni e la musica dei venti

recarti tutti i gemiti di solitaria angoscia che m'hai donato.
Possa ogni rivolo di pioggia rimembrarti le mie lacrime.
Possa ogni onda sulla battigia gelare i tuoi piedi, col mio ricordo.

Possa, quella natura che ami tanto,
e della quale mi sento adorato figlio,
avvolgerti e permearti del silente sussurro delle mie quotidiane preghiere,
e un urlìo acufenico rimbombarti eterno
rimembrandoti i miei occhi imploranti:
“Natalia, con te sono nudo. E indifeso...di spalle..."
"Ti prego, non farmi del male.”
E la tua beffarda risposta:
“Problemi tuoi…”.

Possa, quel dio,
se esiste,
impedirti di rinchiudere nell'ego,
occhi e orecchie,
mente e cuore,
al mio ricordo.
Per il resto dei tuoi giorni.



Mai prima d'ora...

Filosofia dell'Amore


Le fonti si confondono col fiume
i fiumi con l'Oceano

i venti del Cielo sempre

in dolci moti si uniscono

niente al mondo e' celibe

e tutto per divina legge

in una forza si incontra e si confonde.

Perche' non io con te ?

Vedi che le montagne baciano l'alto

del Cielo e le onde una per una

si abbracciano. Nessun fiore-sorella

vivrebbe piu' ritroso verso il fratello-fiore.

E il chiarore del sole abbraccia la terra

e i raggi lunari baciano il mare.

Ma a cosa serve questa dolce occupazione

se tu non bacerai me?

P.B.Shelley

venerdì 5 dicembre 2008

La Regola d'Oro...


Esiste un nucleo etico comune a tutte le religioni?

La Regola d'oro

(non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te)

si ritrova nelle scritture di molte religioni.

La Bibbia ebraica (Levitico 19.18) dice

"Ama il prossimo tuo come te stesso",

e questo principio diverrà fondamentale nella predicazione di Gesù;

nei Vangeli è scritto che

"Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro"

(Matteo, 7.12);

per l'Islam,

"Nessuno di voi è un credente se non desidera per il proprio fratello ciò che desidera per se stesso"

(I quaranta hadith di al-Nawawi 13);

secondo l'Induismo

"Questo, dicono i saggi, è il sommo dharma:

come è la vita che tu desideri per te, così sia per te quella delle [altre] creature"

(Mahabharata, 13.116.2);

per il Giainismo,

"Un uomo dovrebbe procedere trattando tutte le creature

nel modo in cui lui stesso vorrebbe essere trattato"

(Sutrakritanga, 1.11.33);

il concetto di ren, centrale per l'etica confuciana, consiste nella capacità di amare il prossimo,

al quale non si dovrebbe fare mai nulla che non si vorrebbe fatto a se stessi;

un proverbo Yoruba (Nigeria) afferma che

"Chi stia per infilzare un uccellino con un legno appuntito

dovrebbe prima provarlo su se stesso per sentire quanto fa male".

venerdì 28 novembre 2008

Perchè...?


Ho vissuto la mia vita, da sempre,
per metà pragmatico e realista,
per metà sognatore e…Bambino.
Era un delicato equilibrio che mi permetteva andare avanti. E di non perdermi.
Fondando sempre sulle mie pur limitate capacità.
Compensando con determinazione e forza di volontà fuori dal comune.
Pagando ogni errore. Senza mai scaricare su alcuno il peso della vita.
Anche se potevo, mi sono sempre schernito quando ho avuto rapporti di forza.
Le avevo accolto con gioia…Spalancato loro le porte del Cuore.
Ben prima che una umile casetta.
Perché…? Era la Famiglia …La “mia” famiglia. Sul serio.
Per otto anni, hanno torturato il mio bambino. Quasi ogni giorno.
Lasciandolo morire. Lentamente.
Lui era un bimbo…posso dirlo…? Bellissimo.
Quel bimbo, di fatto, compensava ai miei occhi, il mio esteriore fisico.
Hanno violato la mia parte più bella, la mia più intima essenza…Perchè?
Io…dovrei forse vergognarmi a dirlo, ma non so proprio vivere senza quel bambino.
Io “non” voglio vivere senza il mio “bimbo”.
Vorrei tanto esser capito…come io ho saputo, tante tante volte, Comprendere.
Anche con tanto sforzo. E con la rinuncia al maledetto danaro.
Tanto danaro (nel mio piccolo…) che oggi mi verrebbe ben utile…
Ma se serviva a far star loro meglio…cosa mai m’importava?
Sebbene non era il mio superfluo…tutt’altro.
Era per intero il frutto di dodici…anche sedici ore di lavoro al giorno.
E insieme il risparmio di trent’anni di lavoro…e l’indiretto sforzo dei miei.
Ma non è questo che ha ucciso il mio bimbo. Lui era forte. Sapeva affrontare la vita.
E il mondo del lavoro. Era certo di guadagnare ancora… E molto. L’aveva già fatto.
Ma io da solo…non ci riesco. Io ho bisogno di Lui…un disperato bisogno.
In umiltà e povertà, ho dato loro esempi di vita e comportamenti.
Con una forza di volontà credo quantomeno commovente. Non vuote e sterili parole.
Io non ho la forza che ti dà d’un figlio.
Io non ho la forza della fede.
Io oggi non ho neppure più soldi.
E ho quasi cinquant’anni…
Quel Bimbo era il mio Sogno. Il mio Futuro. La mia “unica” ancora…
Il nome del bimbo era Speranza.
Io vivrò soltanto se ritroverò dentro di me tanta forza per adottare un altro bimbo.
Egualmente “bello”…Amorevole. Comprensivo, soprattutto…
Volutamente ingenuo, e insieme immune, alle sozzure della vita.
Io, dopo otto anni, non riesco ad accettare di come si possa distruggere,
sacrificare non tanto una vita altrui,
ma esser sì mostruosa e lunga, reiterata, cosciente causa di Dolore.
E tutto questo, solo per mero interesse materiale…
Questo dolore, col passare del tempo, con il conoscere e finalmente spiegarmi
tanti squallidi comportamenti avvenuti alle mie ignare spalle,
mi diventa sempre più insopportabile.
Io posso comprendere anche la furia o il raptus omicida.
E la perdita d’un istante di controllo.
E’ umano.
Ma quel bambino
“il mio bambino”,
è stato torturato, stuprato, violentato. Poi soffocato. Lentamente.

mercoledì 26 novembre 2008

L' Usignolo e la Rosa


Se vuoi una rosa rossa – disse il Rosaio – sei costretto formarla con la musica al lume della luna,

e colorarla col sangue del tuo cuore.

Devi cantare per me col petto contro una spina.

Tutta la notte devi cantare per me,

e la spina deve trafiggere il tuo cuore,

e il tuo sangue vivo deve scendere nelle mie vene e diventare mio.

- La morte è un prezzo alto da pagare per una rosa rossa – si dolse l’Usignolo

– e la vita è così cara a tutti.

È dolce tardare nel bosco verde,

e ammirare il Sole nel cocchio d’oro,

e la luna nel suo cocchio d’argento.

Dolce è il profumo della vitalba,

e dolci le campanule azzurre che si celano nella valle,

e l’erica che fiorisce sul colle.

Ma l’Amore è più prezioso della Vita,

e cos’è mai il cuore di un uccellino equiparato al cuore di un uomo?

...

E quando la Luna spiccò nei cieli l’Usignolo volò dal Rosaio, e pose il suo petto contro la spina.

Tutta la notte cantò col petto contro la spina, e la fredda Luna di cristallo si chinò ad udirlo.

Tutta la notte cantò, e la spina si spingeva sempre più profonda nel suo petto,

e il suo sangue vitale fluiva da lui.

Prima cantò dell’amore che germoglia nel cuore di un fanciullo e di una fanciulla.

E sul ramo più alto del Rosaio fiorì una rosa magnifica, petalo dopo petalo come nota dopo nota. Pallida era in un primo momento, come la nebbia sospesa sul fiume,

pallida come le orme del mattino, e argentea come le ali dell’alba.

Come l’ombra di una rosa in uno specchio rosa che fioriva sul ramo più alto del Rosaio.

Ma il Rosaio urlava all’Usignolo di premere più forte sulla spina.

- Premi più forte, piccolo Usignolo – urlava il Rosario

– o il Giorno spunterà prima che la rosa sia completata.

Così l’Usignolo premette più forte sulla spina, e più forte si fece il suo canto,

esseri che cantava il venire al mondo della passione nell’anima di un uomo e di una donna.

Una tenue striatura rosea si sparse nei petali del fiore,

simile al rossore che si spande sul volto dello sposo quando bacia le labbra della sposa.

Ma la spina non era giunta al cuore dell’uccellino,

e il cuore della rosa restava bianco,

perché solo il sangue del cuore di un Usignolo può invermigliare il cuore di una rosa.

E il Rosario urlava all’Usignolo di premere più forte sulla spina.

- Premi più forte, piccolo Usignolo, o il giorno spunterà prima che la rosa sia completata.

Così l’Usignolo premette più forte sulla spina, e la spina gli toccò il cuore,

e un violento spasimo di dolore lo trafisse.

Più e più penoso era il dolore, e più e più selvaggio si faceva il canto,

poiché ora cantava dell’Amore che è reso perfetto dalla Morte,

e dell’Amore che non muore nella tomba.

E la stupenda rosa diventò vermiglia, come la rosa del cielo d’Oriente.

Vermiglia la fascia dei petali intorno alla corolla, e vermiglio come il rubino era il suo cuore.

Ma la voce dell’Usignolo si fece più debole,

e le sue piccole ali iniziarono a sbattere,

e un velo discese suoi occhi.

Più e più debole si fece il suo canto, e qualche cosa lo soffocava in gola come un pianto convulso. Allora proruppe in un ultimo slancio di musica.

La bianca Luna lo ascoltò, e dimenticò l’alba, ed esitò nel cielo.

La rosa rossa lo udì, e fremé tutta d’estasi, e aprì i suoi petali alla fredda aria del mattino.

L’eco e il ripetè nel suo antro color porpora sui colli, e risvegliò dai loro sogni i pastori dormienti. Ondeggiò fra i giunchi del fiume, ed essi portarono il suo messaggio al mare.

OSCAR WILDE

(Una delle poesie che amo...che vorrei lette alla mia veglia funebre)

domenica 16 novembre 2008

Fly down

Poi la morte:

Ti ho dato tante di quelle

occasioni

che avresti dovuto portarmi via

parecchio tempo fa.

Vorrei essere sepolto vicino

all’ippodromo...

per sentire la volata sulla

dirittura d’arrivo.

( Charles Bukowski )

http://www.flickr.com/photos/22614013@N04/

lunedì 27 ottobre 2008

Voglia di tenerezza...

Donami un abbraccio sincero,

luminoso

come un giorno d'estate,

ma che sia lungo,

lungo una vita.

(Carlo Bramante)

Voglio morire così

Voglio morire così,
come pioggia sul mare,
come il sole che si
annienta a poco a poco

e si fa cielo,
e buio e stelle.

Voglio morire così,
perché vivere è pesante
e invidio le pietre,
che nella loro lenta agonia
restano fisse,
immobili
ammirando se stesse.

Voglio morire come
il suono di una musica dolce
che si spegne a poco a poco
e se ne va tra le cime
dei pioppi.

Voglio morire
perché è troppo presto
e perché è troppo tardi
ormai.

(http://seavessitempo.blog.kataweb.it/2007/02/09/voglio-morire-cosi/)

mercoledì 15 ottobre 2008

Il suicida non desidera realmente morire: vuole solo porre fine ad un dolore insopportabile.

Chi sono io...?


I fiumi scorrono, il mare canta, L'Oceano mugghia, le maree crescono.

Chi sono io?

Un granello in una spiaggia immensa.

Chi sono io per chiedere chi sono?

Non basta esistere?

(Indiani Pellirossa)

Non finirò mai di cercarti fino al mattino in cui rinascerò.

Entrerò in nuova vita, una nuova visione apparirà al mio sguardo.

Nuovo diventerò a quella nuova luce.

Mi legherò a te in nuova unione.

Non finirò mai di cercarti.

(Tagore)

martedì 14 ottobre 2008

Il...Gabbiano...sta Male...vorrebbe solo ...riprendere il suo Volo...


Bisogna essere felici di nulla,
magari di una goccia di acqua oppure di un filo di vento.
Di un animaletto che si posa sul tuo braccio
o del profumo che viene dal giardino.
Bisogna camminare su questa terra con le braccia tese
verso qualcosa che verrà
e avere occhi sereni
per tutte le incertezze del destino.
Bisogna saper contare le stelle,
amare tutti i palpiti del cielo
e ricordasi sempre di chi ci vuol bene.
Solo così il tempo passerà senza rimpianti
e potremo dire di avere avuto tutto dalla vita.

(Manolo Alvarez)

domenica 27 luglio 2008

Liuba nel Sole


Liuba, figlia di Shamir
sultano di Kabun
giocava con le ancelle
fra gli eucalipti
e le arabescate fontane
zampillanti nel giardino.
Fiore fra i fiori
baciava le buganvillee
e assaporava l'aspro profumo
degli oleandri rosei
come le guance di Liuba fanciulla
e candidi come i suoi pensieri.

Nel gioco fingeva la vita
e mimava il momento fatale:
il giorno delle nozze.
Immaginava il suo principe
ornato di un bianco sorriso
forte e amoroso
tenderle le braccia,
prenderla per mano
e rapirla col bianco destriero,
per correre veloci
felici nell'arcobaleno
di un paradiso nel vento
laggiù oltre le dune,
laggiù oltre le cime
dei monti sconosciuti,
per approdare insieme
sulle verdeggianti rive
dell'Eufrate:
mitico fiume delle pianure
raccontato a palazzo
da saggi e cantastorie.

Poi venne il gran giorno
ma il principe
non era quello dei sogni
non aveva sulle labbra
il dolce sorriso.
Il suo incedere superbo
faceva tremare
le colonne del palazzo,
le armi che portava
incutevano terrore in Liuba,
lui non tendeva le braccia
non vestiva il sorriso
non montava il bianco cavallo
non era come nei sogni,
ma veniva portato a spalle
da otto schiavi piegati
incatenati e sofferenti
sotto il gioco e la sferza.

Liuba tremava
e abbassava gli occhi
Liuba piangeva
e pregava di volare
oltre le dune
oltre le cime
oltre l'Eufrate
oltre la vita
ma non poteva !

Fili invisibili la trattenevano
e la paura si impadronì di lei
mordendole il cuore
quando lasciò la casa paterna
per andare incontro al destino.
Le porte dell'Harem
sua unica dimora, sua tomba
si chiusero con un tonfo feroce
e la ghermirono alle spalle
avvolgendola nell'angoscia.

Le devote ancelle
strofinarono con cura
l'esile corpo acerbo di Liuba
con balsami e unguenti profumati,
la coprirono con vesti
argentee e vaporose,
ornarono i suoi capelli
con nastri fioriti di gemme
e con sottili fili di perle
le cinsero caviglie e polsi.
La visione di Liuba inghirlandata
era di sogno: bella, diafana
dalla pelle morbida e profumata
e lo sguardo perduto nel fondo
di una tristezza senza fine.
Aveva solo 12 anni
quando fu mandata a nozze
e lui lo sposo: 68.

Giovane cerbiatta pronta al sacrificio
si guardò riflessa nello specchio
e pianse ...
chiese di assentarsi per un attimo
e lasciò la stanza
scivolando silenziosa
all'ombra dei giardini
complici le palme
scavalcò il muro di cinta
e corse a perdifiato
verso il deserto
verso la libertà
verso la speranza.

All'alba, quando muore la luna
un drappello di soldati
armati sino ai denti
la ritrovò esausta
disperatamente nascosta
dietro una duna.
Venne incatenata
e riportata a palazzo
ove il marito Karnal
padrone della vita
servitore della morte
regnava sovrano su tutto.
Si tenne un conciliabolo
fra gli anziani e il sovrano
e presto la decisione fu presa
punire la ribelle era un dovere
un monito a tutti
- fu condannata a morte.

Al tramonto le ancelle
devote e piangenti
prepararono Liuba
spogliandola di tutto:
disadorna la veste grigia
lunga fino ai piedi
le caviglie e i polsi
cinti da catene
e le perle gettate nel canto,
i lunghi rossi capelli
annodati stretti alla nuca
spoglie dei nastri e le gemme.
Liuba, vergine dodicenne,
fanciulla ribelle
andava a morire
davanti al sole che amava
e che baciava ogni mattina
quando cantava la vita.

Venne trascinata
fino al patibolo
docile e indifesa,
senza reazione
poggiò il capo sul ceppo
e alzando gli occhi
vide l'ultimo sole morente,
poi guardò il boia
e mentre calava la spada
vide un bianco sorriso
e due mani protese
che la sollevavano
cingendole i fianchi
poggiandola dolcemente
sul bianco cavallo alato
apparso come d'incanto
e si sentì rapire
in un volo leggero
sospinto dal vento
oltre le dune
oltre le cime
innevate dei monti
oltre l'Eufrate
oltre la pianura
verso un paradiso di sole
di luce e di amore
e seppe che il sogno
si era avverato
e seppe che la felicità
non avrebbe avuto mai fine
e conobbe la verità della vita
fra le braccia della morte.

E mentre calava la falce
fu il suo sorriso
a stupire il boia.


(poesia di Adriana Bolchini)


giovedì 24 luglio 2008

Di nascosto


Di nascosto,
ti ho guardata
tra le lunghe ombre del crepuscolo
che disegnano sul tuo volto
arabeschi di Luce soffusa.

Di nascosto
ho osservato le tue pallide mani di luna
afferrare frutti e grappoli di stelle
caduti dal cielo.

Di nascosto
vorrei toccare
il tuo manto di seta
color del grano
che esalta la tua eterea bellezza
di profumata essenza d'estate.

Di nascosto
vorrei donarti
frammenti d'amore
mentre i tuoi occhi si chiudono
al calare del buio della notte
che tutto avvolge nel suo
eterno abbraccio.

E di nascosto,
mentre li chiudi,
donare vorrei
una lieve carezza
sulla tua bocca socchiusa
su cui la Luce
di un nuovo giorno
avrà poggiato il suo primo
bacio d'amante.
tratta da: "Di nascosto" - Poesie di Eufemia Griffo

martedì 22 luglio 2008

La poesia


La poesia è il salvagente
cui mi aggrappo
quando tutto sembra svanire.

Quando il mio cuore gronda
per lo strazio delle parole che
feriscono, dei silenzi che trascinano
verso il precipizio.

Quando sono diventato così
impenetrabile
che neanche l'aria
riesce a passare.

(Gibran)

Se io potrò impedire ad un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano
se allevierò il dolore di una vita o guarirò una pena
o aiuterò un pettirosso caduto a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano

(Emily Dickinson)

domenica 20 luglio 2008

Sento la tua tenerezza


Sento la tua tenerezza avvicinarsi alla mia terra,
spiare lo sguardo dei miei occhi, fuggire,
la vedo interrompersi, per seguirmi fino all'ora
del mio silenzio assorto, della mia ansia di te.
Ecco la tua tenerezza d'occhi dolci che attendono.
Ecco la tua bocca, parola mai pronunciata.
Sento che mi sale il muschio della tua pena
e mi cresce tentoni nell'anima infinita.

Questo era l'abbandono, e lo sapevi,
era la guerra oscura del cuore e tutto,
era il lamento sprezzato di angosce commosse,
e l'ebbrezza, e il desiderio, e il lasciarsi andare,
ed era questo la mia vita
era questo che l'acqua dei tuoi occhi portava,
era questo che stava nel cavo delle tue mani.

Ah, farfalla mia e voce di colomba,
ah coppa, ah ruscello, ah mia compagna!
Il mio richiamo ti raggiunse, dimmi, ti raggiungeva
nelle ampie notti di gelide stelle
ora, nell'autunno, nella danza gialla
dei venti affamati e delle foglie cadute!

Dimmi, ti giungeva,
ululando o come, o singhiozzando,
nell'ora del sangue fermentato
quando la terra cresce e vibra palpitando
sotto il sole che la riga con le sue code d'ambra?
Dimmi, m'hai sentito
arrampicarmi fino alla tua forma per tutti i silenzi,
per tutte le parole?

Mi son sentito crescere. Mai ho saputo verso dove.
Al di là di te. Lo capisci, sorella?
Il frutto s'allontana quando arrivan le mie mani
e rotolano le stelle prima del mio sguardo.

Sento che sono l'ago di una freccia infinita,
che penetra lontano, mai penetrerà,
treno di umidi dolori in fuga verso l'eterno,
gocciolando in ogni terra singhiozzi e domande.

Ma eccola, la tua forma familiare, ciò ch'è mio,
il tuo, ciò ch'è mio, ciò ch'è tuo e m'inonda,
eccola che mi empie le membra di abbandono,
eccola, la tua tenerezza,
che s'attorce alle stesse radici,
che matura nella stessa carovana di frutta,
ed esce dalla tua anima spezzata sotto le mie dita
come il liquore del vino dal centro dell'uva.

Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

(Pablo Neruda)

Scopri l'Amore


Prendi un sorriso
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima
posala sul volto di chi non ha mai pianto.
Prendi il coraggio
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore
e fallo conoscere al mondo.
(Gandhi)

Tieni stretto ciò che è buono


Tieni stretto ciò che è buono,
anche se è un pugno di terra.
Tieni stretto ciò in cui credi,
anche se è un albero solitario.
Tieni stretto ciò che devi fare,
anche se è molto lontano da qui.
Tieni stretta la vita,
anche se è più facile lasciarsi andare.
Tieni stretta la mia mano,
anche quando mi sono allontanato da te.
(poesia indiana)

sabato 19 luglio 2008

Tre Arpìe

Tre arpìe,
affrancate nell'inaspettato squallore d'un malato progetto...
Hanno sguazzato indifferenti nel pantano della mia disperazione.
Avidamente protese a suggere e distruggere
l'ingenuo parto d'un profondo e naturale sentimento.

Astuta Sirena,
maledetto sia il lontano dì in cui ammaliasti il mio cuore.
Esso s' empì con gioia della tua intima essenza,
cogliendo e nutrendosi d'ogni spina del tuo tormentato vissuto.

La tua singhiozzante nenia d'aiuto lacerò i miei timpani.
E un velo di esagerata comprensione m'illanguidì il cuore,
impedendomi di scorgere il vampiro quale eri.
E gravida, e viscida zecca, suggevi ingozzandoti,
del frutto scarlatto del mio tormentato, sterile sentimento.

Pur intimamente consapevole
dei possibili rigori dell' inverno che s'appressava,
non tagliai a metà il mio mantello...
Non esitai a spogliarmi, avvolgendovi per intero,
accogliendovi come la "mia famiglia", al tepore d'un affetto profondo.

Amore... quella parola che tanto disprezzate.
Ottuse nella vostra amorale visione.
Mai dome, distruggeste sin l'umile gradino che sorresse il vostro peso.
Credo, era il momento peggiore della vostra vita,

e trovaste la mia mano tesa.
Avete mangiato il braccio, e poi divorato vivo, sinanche il mio cuore.

Mostri... Vi sono crimini imperseguibili dalla legge formale,
moralmente devastanti più d'un omicidio,
perchè procurano in chi li subisce infinita tortura.
Una tortura ormai ineludibile, frutto di otto lunghi anni,
che devasterà ancora il mio animo, per il resto della vita,
portandomi infinite volte al solo desiderio di morte.

Possano un dì risvegliarsi i vostri cuori defunti all'Amore.
Solo protesi all' affannosa ricerca d'una evoluzione

riflessa dei soli valori fondanti del benessere materiale.
Affrancati in una bieca,
superficiale e provinciale cultura dell'apparire prima che dell'essere.
Improntata e fuorviata al solo esasperato edonismo.


Non ti perdono...
Sebbene parte di me, pure disperatamente lo vorrebbe...
per "giustificare" parte d'un ricordo...
D'un Amore...forse ancora agonizzante.
Io vorrei...ma non posso. Non è giusto.

Mia univoca richiesta,
alla preoccupazione d'un matrimonio che i lampi della ragione
pur mi palesavano potenziale, futuribile e calcolata trappola,
fu di prenderci per mano...
Con lealtà d'intenti, in un percorso atto a trarci dal rispettivo difficile momento.
In piena e reciproca dignità.
Con l'ovvia libertà di deviare sì un dì le nostre strade,
se tu lo avessi voluto... io...oh no, non mi vergogno dire...la mia era la...

Fiaba della Vita.

Giammai ti avrei consentito un futuro di sofferenza morale... o materiale

al mio fianco...
Ti implorai solo chiarezza e lealtà...
Valori morali irrinuciabili per il mio spirito, e che tu ben conoscevi...

Valori al cui seno son stato allattato e nutrito dall'infanzia.
Sin le vecchie pietre della dimora

della quale siete ormai uniche padrone da tanti anni,
saran pregne dell'eco di mia madre,
che mi educò all'amore della verità e all'orrore della bugìa,
foriera della dissoluzione di qualunque sano rapporto tra persone.

Mio padre m'ha lasciato l'umile fierezza dell'animo offeso.
La necessaria salvaguardia della mia dignità,
cui hai reiteratamente, con cattiveria costante calpestato.

Tesi la mano come l'ultimo dei mendicanti, lo sguardo umile e basso,
speranzoso, paziente e silente...
Innamorato d'una regina della quale allora mi ritenevo indegno...

E con la mano tesa aspettai... E ancora aspettai... per otto lunghi anni.
Aspettai, quando in lacrime mi chiedevi perdonarti...
Per l'ennesima "lezione di vita",
che a tuo dire ti davo...
No...io umilmente e sinceramente mi schernivo.
Difficile ergersi ad esempio, modello, men che mai a giudice o detrattore...

Mi hanno insegnato a pagare di mio, quando sbaglio.
Ma in questo infame matrimonio non penso, in cuor mio, aver sbagliato molto.
Tranne che nel legarmi a te.

Sei stata tu, in subitanea, evidente malafede,

a non rispettare l'intima essenza della mia persona,

umiliandomi sin dai primi giorni.

Se mia madre mi ha insegnato l'imprescindibile amore per la verità,

spiegato i danni incommensurabili e nefasti della bugia,

la figura di mio padre mi ha trasmesso l'importanxza della dignità.

Dignità non è stupido orgogòlio fine a se stesso.

La dignità costruisce il necessario e fragile contenitore della nostra autostima.

Autostima che tu con perseverante crudeltà,

tenacia e ostinazuone, degne di migliori cause,

tu hai sempre vistosamente minacciato,

volutamente, egoisticamente ignara,

quasi compiaciuta della mia sofferenza.

Io, solo una cosa mi onoro umilmente insegnarti:

so pagare i miei errori.

"Errori"...sì forse...lo dicono ormai in tanti...

Ma la mia cecità, traeva linfa unicamente da un profondo Amore.

Devo forse vergognarmi dire...che io ci credevo?

Stronza, la mia non era una avventura.

E scusami se ti chiamo col tuo vero nome...

Sei stata d'una vigliaccheria inaudita.

Hai fatto leva sul sentimento di chi non poteva, "non" voleva difendersi.

Non ti perdono, in assoluto, la totale e proterva indifferenza,

nel lasciarmi innumerevoli giorni in completa solitudine e angosciante attesa...

Disperato e umiliante dolore...

Io percepivo freddezza.

E assenza mentale, prima che fisica. E te ne chiedevo ragione...

Mi sono moralmente e materialmente prestato, sin allo stremo,

per te, ancor più ed il tuo mostruoso e alieno parto...

Se questo per te tutto questo, io stesso, ero inadeguato,

potevi, "dovevi" ben dirmelo chiaramente...

Tua la scelta,

quasi "l'imposizione" d'un matrimonio di cui non ero affatto convinto...

Stante le tue premesse...

Perchè del mio sentimento ero certo.

Nonostante tutto...

se tu avessi avuto almeno cuore, rispetto ed onestà morale,

saresti semplicemente sparita dalla mia vita...

martedì 15 luglio 2008

Stelle nel cielo


Guardale mentre sorgono
sopra la linea d' incontro
tra cielo e terra.
Nella vostra ascesa, o Stelle,
fateci da guida, siateci maestre:
insegnateci a essere,
come voi,
unite.
(canto Apache)

Quando mi vorrai...


Quando mi vorrai
dovrai solo sussurrare il mio nome nel tuo cuore
ed io sarò lì.
(tratto da un canto Navajo)

sabato 12 luglio 2008

Non ti auguro un dono qualsiasi


Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidartie non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

(poesia degli Indiani d'America - anonimo)

La forza della vita


Ricomincia

Se sei stanco e la strada ti sembra lunga,
se ti accorgi che hai sbagliato strada,
...non lasciarti portare dai giorni e dai tempi...

Ricomincia

Se la vita ti sembra troppo assurda,
se sei deluso da troppo cose e da troppo persone,
non restare vittima del rancore e della tristezza

Ricomincia

Perché l'albero germoglia di nuovo dimenticando l'inverno,
il ramo fiorisce senza domandare perchè,
e l'uccello fa il suo nido senza pensare all'autunno
perchè la vita è speranza, sempre!

martedì 8 luglio 2008


Amico mio, sovente mi chiedi
qual goccia abbia fatto traboccare il mio vaso.
Amico mio, era un grande Amore...
A spegnerlo non bastava una goccia.
E' stata una tenebrosa tormenta.

Or che lo scroscio, il rumore, il sinistro lucore,
pure son cessati, neppure han dilavato
il fiotto scarlatto che ancor con furia erompe,
nè scrostato il sale dell' implacabile ricordo...